RICONOSCERE E GESTIRE LA CRISI

La crisi

 

Oggi voglio parlare di un argomento scomodo: riconoscere e gestire la crisi.

Ho dedicato diversi articoli sull’importanza di progettare in modo oculato il proprio ingresso nel mondo del lavoro.  Se ne hai voglia puoi leggere Come trovare la propria strada , oppure  Migranti nella tempesta, o ancora Il desiderio e il sacrificio

Tuttti questi post affrontano il tema della necessità di costruire il proprio percorso di carriera basandosi sulle proprie passioni. Ma queste ultime  potrebbero cambiare nel tempo,  oppure può verificarsi più semplicemente che ad un certo punto ci accorgiamo di avere sbagliato strada. In questi casi capita di trovarsi di fronte al problema di dover riconoscere e gestirte la crisi.

– Primo step: riconoscere la crisi.

Non è sempre facile riconoscere una crisi personale, o per lo meno può non essere così automatico rendersene conto.  A volte la crisi si manifesta con un leggero senso di inadeguatezza rispetto al luogo in cui siamo, o rispetto alle mansioni che svolgiamo. E non è detto che si tratti di una vera e propria crisi.  Magari il malessere che avvertiamo è dovuto soltanto a un pò di stanchezza.

Quando le sensazioni di disagio si ripetono con una certa frequenza potremmo essere portati a non dare loro troppa importanza. Dobbiamo gestire quotidianamente mille problemi di ordine pratico ed è  naturale non avvertire il bisogno di crearcene altri. Perciò la cosa che ci viene più facile è quella di sottovalutarle e derubricarle a questioni passeggere, che si risolvono da sole. Ma se questi sintomi di malessere persistono allora dobbiamo metterci in ascolto e cercare di capirne i motivi.

Si tratta in genere di un’operazione molto dolorosa. Qualora indagando a fondo le nostre sensazioni arrivassimo ad intuire che il malessere derivi proprio dal tipo di lavoro che abbiamo scelto, ciò ci metterebbe di fronte ad un problema cruciale per la nostra vita. Non è come accorgerci di avere sbagliato strada mentre siamo al volante. Una crisi come quella che stiamo descrivendo incide su un pilastro fondamentale della nostra esistenza, e mette a soqquadro l’immagine che abbiamo di noi stessi e il ruolo che gestiamo nei confronti dei nostri familiari e della società più in generale.

– Secondo step: affrontare la crisi.

La prima cosa che in genere avviene in questi casi è avvertire paura. Se non affrontiamo la questione con superficialità capiamo subito che ci troviamo di fronte a un serio pericolo. L’autonomia economica è uno dei pilastri con cui gestiamo la nostra esistenza, e metterne in discussione dalle fondamenta il modo in cui l’abbiamo costruita rischia di provocare conseguenze importanti a noi stessi e ai nostri familiari.

Avvertire quindi questa responsabilità fa si che il nostro disagio aumenti. Per questo occorre analizzare a fondo le nostre sensazioni. E a nulla vale la cosiddetta politica dello struzzo, quella cioè di fare finta di niente. Il vero problema è che se la nostra situazione lavorativa è diventata esageratamente stressante, inautentica rispetto a ciò che sentiamo di essere, al punto di sentirla come insopportabile, allora dobbiamo prenderne atto. Perché continuare a rimanere nella stessa situazione potrebbe avere conseguenze serie per la nostra stessa salute mentale e fisica.

– Terzo step: cercare una via di uscita dalla crisi.

Giunti a questo grado di consapevolezza dobbiamo fare appello a due forze fondamentali: la calma e il coraggio. La prima riguarda piuttosto la capacità di riflettere sulla situazione dosando con equilibrio le spinte emotive che ci arrivano dal di dentro,  che rimettono alla nostra osservazione razionale sia la  voglia di cambiamento che le possibili conseguenze (positive e/o negative) del cambiamento che stiamo ipotizzando.

Più saremo arrivati alla consapevolezza dell’ineluttabilità del mutamento della nostra situazione attuale, più riusciremo ad attingere alla possibilità di mantenere uno sguardo lucido e sereno rispetto alle complesse opzioni che staremo vagliando.

A questo punto ci sarà bisogno di fare un’approfondita ricognizione delle nostre abilità lavorative, delle nostre qualità come persona più in generale, delle nostre più profonde aspirazioni, per progettare una nostra nuova dimensione di vita che tenda ad un maggiore benessere senza perdere di vista la sua sostenibilità economica.

Per farlo abbiamo bisogno ovviamente di coraggio, perché stiamo per perdere una situazione sicuramente disfunzionale per noi ma che in qualche modo ci dava sicurezza economica. E l’unico modo per attivare questa forza fondamentale, quale è appunto il coraggio, è assumersi responsabilmente e serenamente il rischio dell’operazione che stiamo  per mettere in campo. Ma non sarà così difficile perché se è verso che ci stiamo muovendo verso l’ignoto, è altrettanto vero che il noto che stiamo per lasciare è la causa del nostro malessere.

A conclusione di questa riflessione voglio mostrarvi un video che mi sembra molto pertinente rispetto all’argomento trattato. Buona visione.

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