Il desiderio e il sacrificio

Oggi vorrei parlare di cue concetti cardine che sperimentiamo tutti nella vita di tutti i giorni: il desiderio e il sacrificio. Per farlo prendo spunto dalle tre metamorfosi che ci suggerisce  Nietzsche in “Così parlò Zarathustra”.

– La prima immagine: il cammello.

In quanto animale da soma esso non fa che caricarsi  di pesi e trasportarli per altri attraversando il deserto, con assoluta obbedienza venerando in silenzio questo suo compito.

– La seconda immagine: il leone.

Durante il cammino il cammello si trasforma in leone che combatte contro il “tu devi”  di quando era un cammello, contro l’affermazione del drago secondo cui tutti i valori sono stati già creati e non c’è spazio per altri nuovi.

Il compito del leone, dunque, è combattere contro questa pretesa assolutistica di staticità funerea e preparare con il suo strappo l’affermazione dell'”io voglio” di cui esso non è ancora  capace.

– La terza immagine: il fanciullo.

Spetterà al fanciullo, attraverso la sua innocenza e la sua capacità di oblio, generare il nuovo inizio  il sacro gioco di dire si alla vita.
Ecco, a mio avviso, la molla che sottende le metamorfosi descritte da Nietzsche è proprio il desiderio. La voglia di altro che ci fa protendere verso il nuovo con forza trasformatrice.

– Il fine.

E il fine non è la conquista dell’oggetto del desiderio, che non è mai catturabile per davvero pena la sua morte, ma è appunto la tensione emotiva che ci muove verso l’oggetto desiderato. Insomma il fine è la continua metamorfosi che ci accompagna in questo nostro viaggio dentro l’esistenza.

– Opzioni possibili tra le catene del vecchio e il desiderio del nuovo.

Se ciò è vero in generale per la  vita, lo è ancor più nel mondo del lavoro, dove possiamo scegliere il compito del cammello e portare i pesi di una funzione che obbedisca all’etica del sacrificio, riconoscendoci completamente nell’assoluto del “dovere” senza se e senza ma.

Oppure possiamo dare uno strappo alle nostre catene, in qualche modo rassicuranti, e spinti appunto dal desiderio di una condizione nuova e migliore ci mettiamo alla ricerca di una strada propria, calibrata sulle nostre aspirazioni più profonde e i nostri talenti.

Ed è in questa ricerca portata avanti con la forza, la determinazione e la perseveranza del leone, che può apparire in noi il fanciullo che si permetta il lusso del gioco nel ruolo professionale adatto a noi. Un ruolo che sarà gestito con energia, eccitazione e gioia  perché corrisponde esattamente alle nostre esigenze e alle nostre capacità più profonde.
Insomma è come nel rapporto amoroso, dove il desiderio è la forza inconscia che ci precede e che è impossibile governare. Nel lavoro non dobbiamo cercare il punto “g” capace di generare estasi o il “viagra” che prometta prolungata penetrazione dei mercati.

Non esistono pulsanti o trovate chimiche in grado di darci il successo. L’unica legge che funzioni è quella dell’attrazione provata per un determinato ruolo, conquistato sulle ali del desiderio che induce in noi l’azione necessaria per colmare il “gap” che avvertiamo.

Vi lascio con una mia performance canora come viatico per il vostro luminoso futuro.
Buona metamorfosi a tutti.

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