CONDIVIDERE L’ESISTENZA

– La condizione di partenza.

Immagina di essere il solo abitante del pianeta … non sarebbe angosciante? Per fortuna sei in compagnia di altri 7 miliardi e mezzo di persone che condividono con te il fantastico viaggio che è la vita. Quindi, se ci pensi bene, la condizione naturale di noi esseri umani è proprio condividere l’esistenza fin dal primo momento in cui “veniamo al mondo”.

Assodata questa condizione comune, ognuno di noi è unico e irripetibile. Proprio come uniche e irripetibili sono le sue caratteristiche e le sue esperienze. Ma la buona notizia è che abbiamo la possibilità di condividere con gli altri le nostre scoperte, in modo da favorire l’accesso alla conoscenza a tutti i nostri compagni di viaggio.

– Importanza della condivisione.

E questo vale per ogni cosa. Da come infilare un filo di cotone nella cruna di un ago ai risultati dello studio del DNA. Insomma è un dato di fatto così evidente da sembrare banale, ma l’unica cosa che ci permette di constatare con mano di non essere soli è proprio la condivisione della nostra esperienza con l’altro.

Oggi, nel mio piccolo, voglio condividere con te una delle eccellenze che ho sperimentato nel mio lavoro. Io mi occupo della gestione delle risorse umane e voglio parlarti di uno strumento che facilita notevolmente il mio compito ogni giorno.

– La mia esperienza.

Qualche anno fa un gruppo di imprese che si avvale della mia consulenza mi chiese di selezionare una modalità di gestione dei rapporti con i propri dipendenti che fosse semplice da usare, uniforme, con un’alta qualità di automazione dei processi di scambio di informazioni e di adempimento degli obblighi amministrativi, e che potesse adattarsi con elevata flessibilità alle concrete esigenze del gruppo in questione.

Questa occasione mi dette la possibilità di conoscere una piattaforma software che ha risposto esattamente alle richieste che quelle imprese mi avevano posto. E col passare del tempo ho avuto la conferma di avere fatto la scelta giusta.

– I benefici.

Appena i miei clienti si convinsero del servizio che avevo proposto ebbi la possibilità di farli incontrare con degli analisti che studiarono le loro esigenze, per poi costruire su misura per loro un sistema di rilevazione degli ingressi al lavoro dei propri dipendenti, in grado di generare un rapporto contabile mensile delle presenze integrato automaticamente con le applicazioni usate per la redazione della busta paga.

Inoltre, la piattaforma di cui ti sto parlando concede ad ogni dipendente di accedere al portale tramite un proprio account, per scaricare i documenti che lo riguardano nella tutela più assoluta della propria privacy, ed interagire con l’azienda per diverse questioni quali la richiesta di permessi e ferie, la domanda di assegni familiari, o la scelta del proprio piano di “welfare” ecc. .

Questa soluzione ha permesso alle aziende che seguo di automatizzare anche i percorsi di formazione del personale. Infatti, oltre ai tradizionali corsi in aula, è stato possibile implementare una serie di corsi online inseriti nella stessa piattaforma, permettendone l’accesso ai dipendenti tramite l’utilizzo del proprio computer o smartphone.

Il tutto integrato in un pacchetto software in grado di sviluppare report statistici raffinati, residente su un server dell’azienda capogruppo condiviso attraverso una rete intranet sicura e affidabile.

Non sono in alcun modo un venditore di pacchetti applicativi, nè ho accordi di commissioni da parte di aziende produttrici di software. Questo post non nasce per fare della pubblicità, ma se ti ha incuriosito questa mia esperienza professionale sarò felice di condividerne con te i dettagli, e darti l’opportunità di valutarne l’eventuale adattabilità nella tua realtà aziendale.

Per me è stato come scoprire un diamante, ma se lo lasciassi chiuso nel mio cassetto non avrei la possibilità di ammirarne la brillantezza. Preferisco di gran lunga condividerne lo splendore con chi sarà in grado di apprezzarlo.

Se vuoi saperne di più puoi chiedermi informazioni ulteriori al seguente indirizzo e-mail: mauriziorecchia@gmail.com

Auguro a tutti buon lavoro.

Creatività

– La parabola della creatività.

La creatività è un’attitudine mentale molto presente nel periodo dell’infanzia, e che in genere tende a diminuire notevolmente nell’età adulta.

I motivi di questa perdita progressiva, che avviene per la maggior parte delle persone, dipende da molti fattori quasi tutti riconducibili alla sfera sociale.

A partire dalla famiglia di origine, per passare alla scuola e poi alla sfera delle  amicizie e della società più allargata, il messaggio che circola più spesso è quello di fare affidamento più sulla razionalità e sulla concretezza per determinare le basi su cui costruire il proprio futuro.

– La creatività nei luoghi di lavoro.

Il sentimento dominante anche nei luoghi di lavoro rimanda quasi sempre alla necessità di disciplina nel prendere in carico delle operazioni da svolgere, per poi portarle a compimento in modo pedissequo rispetto agli ordini impartiti.

Questa compressione della capacità creativa diventa maggiore in tutti quei contesti in cui non viene creato un clima in cui i singoli si sentano liberi di esprimere il proprio pensiero, nel caso in cui questo possa essere divergente rispetto a quello della maggioranza del proprio team di lavoro.

– Creatività e innovazione.

Tale atteggiamento generalizzato determina una sensazione di maggior controllo della situazione e del business da parte dei manager aziendali, e scopre però il fianco nel settore della capacità di innovazione da parte delle imprese.

Ciò in quanto l’innovazione potrebbe arrivare anche da collaboratori che non svolgono ruoli nei reparti deputati in modo specifico alla ricerca e sviluppo aziendali, e però l’organizzazione  del processo produttivo non consente l’emergere di pensieri creativi in modo allargato.

La preclusione nei confronti della creatività diventa ancora più forte nei riguardi di un’ipotetica scelta di investimento lavorativo nel campo dell’arte. Essa viene stigmatizzata dai più come un’opzione poco affidabile, se non addirittura destinata a sicuro fallimento.

Ma per le persone che sono, loro malgrado, refrattarie alle pressioni sociali dissuasive rispetto all’attività creativa, sorge il serio problema di come gestire le spinte interiori provenienti da tale sfera, che richiedono la giusta attenzione rispetto alle attività cerebrali di carattere prettamente razionale.

– La necessità del pensiero divergente.

Se se ti va di approfondire il tema del pensiero creativo ti consiglio di vedere il video che riporto qui sotto, che parla di come sia possibile uscire dalla “scatola” della parte logico-razionale della mente, per sperimentare la propria creatività.

Il relatore, pur essendo italiano parla in Inglese, per cui puoi attivare i sottotitoli in Italiano tramite il pulsante a forma di ruota dentata posto nella parte bassa a destra, per poi cliccare su lingua Inglese e scegliere la traduzione automatica andando a selezionare “Italiano”.

– Quale equilibrio tra emisfero destro e sinistro del cervello?

L’ispirazione di trattare questo argomento mi è venuta da un test a cui mi sono sottoposto recentemente. Con mia sorpresa il test ha rivelato che uso con quasi identica percentuale sia l’emisfero sinistro del cervello ( predisposto alla gestione delle attività di calcolo e razionali) che quello destro (depositario delle funzioni di creatività, arte, immaginazione ecc.).

A questo punto ho compreso da dove derivino alcune mie attitudini che mi predispongono sia verso lavori in cui è richiesta logica, razionalità, concretezza ( ne è un esempio il mio post sul “Welfare aziendale” ) sia verso altre attività più prettamente creative.

Se sei curioso di andare a vedere quale sia una delle attività creative che bussano ogni giorno alla mia porta per avere più attenzione, puoi cliccare
su questo link.

 

 

WELFARE AZIENDALE

  • Definizione.

Il termine anglosassone “welfare” significa benessere, perciò per welfare aziendale potremmo intendere benessere aziendale. Nell’accezione corrente all’interno del mondo del lavoro si usa tale espressione per riferirsi ad un piano di erogazione di beni e servizi da parte di un’azienda nei confronti della generalità dei propri dipendenti, che si affianca alla normale remunerazione della prestazione di lavoro da essi effettuata, con la finalità di aumentarne il benessere e il coinvolgimento nella vita aziendale.

  • Destinatari.

    Lavoratori subordinati, quadri, dirigenti, collaboratori coordinati e continuativi ( compresi gli amministratori di società), e i rispettivi familiari.

  • Beni e servizi erogabili.

  • Opere e servizi resi a dipendenti e loro familiari ancorché non a cario per finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto. (Art. 51 comma 2 lett. f e Art. 100 c. 1 T.U.I.R.);

  • servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, (incluse le spese per libri di testo scolastici -trasporto scolastico-gite didattiche-visite di istruzione-altre iniziative del pianodi offerta formativa scolastica-servizi di baby-sitting) nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari. (Art. 51 comma 2 lett. f-bis );

  • servizi di assistenza ai familiari anziani (almeno 75 anni) o non autosufficienti indicati nell’articolo 12 del T.U.I.R. ( Art. 51 comma 2 lett. f-ter);

  •  contributi e i premi versati anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana (Art. 51 comma 2 lett. F-quater);

  • beni e servizi diveri dai precedenti per un importo annuo non superiore a Euro 258,23.

  • Presupposti per l’esenzione fiscale e contributiva.

    Il vantaggio di un piano di welfare aziendale risiede nel non assoggettamento a contributi (sia a carico dell’azienda che del dipendente) e a ritenute fiscali (a carico del lavoratore) dei beni e servizi rientranti nel paniere descritto nel paragrafo precedente. E’ richiesto tassativamente un accordo sindacale aziendale stipulato con rappresentanze sindacali rientranti tra i sindacati comparativamente più rappresentativi, oppure un regolamento aziendale deciso autonomamente dal datore di lavoro. In quest’ultimo caso esso deve garantire obblighi giuridici a carico del datore di lavoro, per un determinato periodo di tempo, non consentendo allo stesso datore di modificarne il contenuto all’interno della durata ivi prevista.

  • Generalità o categorie omogenee di dipendenti.

    Il piano welfare gode delle esenzioni qualora sia rivolto alla generlità o a categorie di dipendenti e cioè, per esempio, a tutti quelli di un certo livello, o di una certa qualifica, o di una certa anzianità aziendale o reparto, o addirittura appartenenti a una certa fascia di reddito annuale lordo (risposta ad interpello n. 954-1417/2016 Agenzia delle Entrate).

  • Welfare premiale.

    Va sottolineata la notevole innovazione introdotta dalla risposta dell’Agenzia all’interpello n. 904-794/2017 in cui si afferma che i benefici fiscali non vengono meno qualora il credito welfare, di uguale valore di partenza nell’ambito della stessa categoria omogenea considerata, sia poi diversificato tra i dipendenti all’interno di essa in funzione del grado di raggiungimento di determinati obiettivi individuali stabiliti in precedenza. Ciò fa venir meno l’interesse all’utilizzo dei premi di risultato, in quanto questi ultimi sono imponibili ai fini contributivi e scontano la ritenuta IRPEF sostitutiva del 10% e sono soggetti alla stipula di un contratto sindacale aziendale. Nel welfare premiale, invece, l’esenzione è integrale e può essere istituito più semplicemente dal regolamento aziendale deciso dal datore di lavoro. Ovviamente l’incentivo non può essere erogato in forma monetaria bensì nei beni e servizi sopra indicati.

  • Deducibilità e detrabilità.

    Il costo sostenuto dall’azienda per l’acquisto dei beni e servizi oggetto di welfare sono integralmente deducibili fiscalmente ai fini del calcolo del reddito annuale imponibile. Per quanto riguarda invece la detraibilità dell’IVA su essi pagata l’Agenzia delle Entrate si è espressa negativamente con la risposta all’interpello n. 904-603/2017, mentre la sentenza n. 22332/2018 della Corte di Cassazione ne ha stabilito la detraibilità perché tali spese rientrano tra i costi generali sostenuti dal datore di lavoro per la sua impresa, grazie anche alle indicazioni della Corte di Giustizia Europea contenute nella sentenza del 18/07/2013 (causa Maritza East).

Sssss! Ho una storia da raccontarti.

C’era una volta …

Non puoi sempre lavorare, prenditi una pausa appena puoi perché ho una storia da raccontarti. … Ti sei liberato dai tuoi impegni? Ti rubo soltanto pochi minuti.

Uno dei segreti per essere efficiente nel lavoro è prenderti delle pause quando sei affaticato. Vedrai, dopo un breve riposo  sarà tutto più facile. Perciò … mettiti comodo. Rilassati … e ascolta! Poi avrai tutto il tempo che vuoi per produrre. Prendi questa pausa come una sorta di ricarica.

Ci sei? Bene, allora ascolta e … fammi sapere nei commenti se hai gradito la pausa in mia compagnia. A presto!

E perché no?! Un pò di musica non  fa mai male.

OPZIONI PER IL PROSSIMO FUTURO

Lo sviluppo velocissimo di questi anni nel campo della scienza e della tecnologia ci pone di fronte a diverse possibili opzioni  per il prossimo futuro.

– Diamo un’occhiata allo scenario socio-politico di fondo. 

Attualmente, nel nostro Paese, assistiamo alla crescita di un atteggiamento generalizzato che propende verso il bisogno di sicurezza. Molti fattori influenzano un generale sentimento di paura che rimanda immediatamente all’esigenza di affidarsi a uomini “forti” e decisi.

Uno di questi fattori è l’immigrazione dai paesi in guerra e/o più poveri verso l’occidente. L’altro è la crisi economica che minaccia da vicino la stabilità finanziaria dei singoli e delle famiglie.
Purtroppo il focus dell’attenzione generale viene fissato sull’illusione di un arginamento dell’immigrazione, avvertita come portatrice di minaccia e competizione al ribasso.
Mentre da parte delle elites dominanti sembra mancare del tutto la capacità di mettere in campo politiche industriali capaci di lavorare sulle strozzature strutturali dell’economia.

  • Il ruolo della scienza e della tecnologia nella costruzione del futuro.

In questo nostro mondo che sempre più si struttura in recinti che determinano la divisione tra inclusi ed esclusi,  si assiste contemporaneamente ad una concentrazione di  strumenti tecnologici ed informativi strategici che potrebbe preludere anche ad un grave accentramento del potere politico nel prossimo futuro.

In altri termini, a seconda delle scelte che saremo in grado di effettuare collettivamente riguardo al controllo delle nuove tecnologie di intelligenza artificiale, potremo avere conseguenze sociali e politiche diverse.  Lo sviluppo del prossimo futuro potrà connotarsi in un esercizio del potere politico pseudodittatoriale, o invece distinguersi per evidenti tratti di distribuzione del potere in senso democratico.

– Immagini dal futuro possibile.

Uno sguardo al futuro verso una possibile deriva securitaria e dittatoriale  ce la da il video musicale qui allegato dal titolo “Holdin on” magistralmente interpretato dalla voce di  Gregory Porter.

– Intelligenza artificiale e Blockchain.

Per spiegare meglio le implicazioni sul prossimo futuro da parte dell’intelligenza artificiale e della Blockchain mi affido alla competenza scientifica di  Giuseppe Bertone. Lo puoi seguire nel video accluso qui sotto che lo ritrae durante una conferenza tenuta a Trento nel novembre 2017 per conto del programma TED.

-Controllo dell’itelligenza artificiale e potere politico.

Nel video precedente Giuseppe Bertone ha nominato Elon Musk, l’imprenditore visionario che ha creato razzi riutilizzabili in grado di effettuare viaggi fuori del pianeta terra. Egli è anche il proprietario di Tesla, l’industria automobilistica caratterizzata da una tecnologia basata su energia pulita e intelligenza artificiale capace di sostituire il conducente umano.

Nello stesso video abbiamo ascoltato  alcune sue riflessioni preoccupate riguardo alle possibili conseguenze dell’attuale concentrazione di controllo su AI (intelligenza artificiale). Allora mi sembra opportuno darti la possibilità di ascoltare direttamente il suo pensiero, in modo  da poter avere un quadro più esaustivo dell’argomento qui trattato.

Per chi non sa l’Inglese consiglio di attivare i sottotitoli tramite l’icona rettangolare presente a destra nella parte bassa del video per poi scegliere la traduzione simultanea dei sottotitoli in Italiano tramite la rotellina a destra.

Lascia un commento, se vuoi, o condividi questo contenuto sui social network cliccando su una o più delle icone che trovi in questo post. Grazie per la tua attenzione.

URGE UN VOTO DI VASTITA’

– Partiamo con una esortazione.

Motto valido soprattutto per i giovani: urge un voto di vastità.

Questa geniale invenzione linguistica non è mia, la  prendo a prestito da Alessandro Bergonzoni. In qualità di umile porgitore di senso vorrei veicolare questa intrigante espressione che in tre parole “voto di vastità” scardina il laccio emostatico che predispone le vostre vite  all’inniezione quotidiana del restringimento del punto di vista.

Voi che vi state avvicinando al mondo del lavoro venite disorientati da una società che mostra di gradire i soldatini ubbidienti, a cui viene chiesto di  accedere al posto di guardia portando a compimento l’esecuzione di ordini da  non discutere.

Ma al tempo stesso, anche se non lo ammette, quella stessa società necessita di innovazione, inventiva, creazioni originali per prosperare, pur avendo instillato in tutti i modi il virus del conformismo.

– Cosa intendo per voto di vastità.

Tutti sanno che il destino del soldato è morire, di violenza o d’inedia.  E’ per questo che a scoccorrere voi giovani arriva appunto il voto di vastità. Inteso come apertura mentale che travalica le artefatte barriere delle “razze”, delle nazionalità, dei pregiudizi. Che vi fa immedesimare nei panni dell’altro, avvicinare alle differenze di cultura, di lingua, di immaginario di cui appunto gli “altri”sono portatori.

– La falsa minaccia dell’invasione.

Siamo stati noi occidentali ad invadere militarmente l’Africa, l’America e l’Oriente, non viceversa. Eppure accade quotidianamente che il movimento migratorio attuale venga spacciato per invasione. Se vi fate convincere da questo clima securitario e diventate tutti poliziotti che chiedono il passaporto al prossimo, anzichè incuriosirvi ed apprendere le loro differenze, non sarete in grado di apportare novità. Non si tratta di farsi dominare dal portato culturale dell’altro, ma di farsi contaminare per rielaborarne il valore nelle chiavi che vi sono proprie.

L’isolamento non può che perpretare l’identico, mentre è la condivisione l’unica via che apporta novità e progresso. Ascoltare le sirene ossessive dell’autarchia oggi tanto in voga vi attirerà nella trappola asfittica dello scoglio circondato dal mare dell’ignoranza.

– Praticare il viaggio interculturale per allargare gli orizzonti.

Abbiate il coraggio e l’astuzia di Ulisse. Legatevi all’albero della nave per non cedere alla seduzione del canto che declama la purezza originaria che ha orrore della ricchezza di vedute, e continuate il viaggio di conoscenza per libererarvi dalla costrizione delle maschere identitarie.

Nutritevi di ampie aperture internazionali, siate ispiratori di meraviglie come i frequentatori della via della seta di un tempo. Perchè in questo mondo globale così interconnesso le chiavi di volta sono: velocità, novità, invenzione, varietà, bellezza.

– Pericolosità dei recinti.

Vi vogliono poliglotti ma allo stesso tempo restii all’incontro potenzialmente portatore di minacce e pericoli (con chi poi dovreste parlare queste lingue non si capisce). Senza pensare che è proprio la propaganda di chi propugna il recinto escludente il pericolo maggiore. Le pecore si rinchiudono nei recinti per sfruttarne la lana o macellarle a Pasqua, non gli esseri umani.

D’altronde, quale brand non vorrebbe nelle proprie fila un giovane appassionato del mondo, portatore di nuovi orizzonti, curiosità e ricette meticce capaci di soddisfare le diverse esigenze di milioni di utenti sparsi in tutto il globo?

Perciò in verità, in verità vi dico: crescete e contaminatevi. Siate voi i portatori del cambiamento. Vi lascio con un video esortativo come tutto il tenore di questo post. Buona visione.

 

QUANDO HO SPENTO IL TELEVISORE

Quando ho spento il televisore, per sempre, sono successe un sacco di cose. … Intanto quel quadrato di plastica e vetro appeso al muro è diventato un vecchio oggetto  da archeologia industriale. Inutile, con la sua  solitudine da specchio delle mie brame che non avrebbe più risposto alle mie  domande. … Ci sarà il sole domani? … O magari verrà il temporale a movimentare il giorno con il vento e il fulmine all’orizzonte che fa tremare i vetri delle finestre quando il boato ruba la scena al suo bagliore?

Primi benefici.

Ho ritrovato confidenza col mio corpo, acciaccato dall’età che avanza, ma ancora capace di dire la sua. E le mie mani, che vanno avanti sui tasti del computer, mentre la musica delicata di un pianoforte  invade la stanza dalle casse del pc. … Niente più invasioni di stupidi conduttori, venditori di amenità a buon mercato. Niente telegiornali con le cattive notizie sempre pronte a torturarti, a riempirti di pensieri negativi.

Altri benefici.

Quando ho spento il televisore, per sempre, ho goduto del silenzio più assoluto mentre consumavo le mie cene frugali, le sere al ritorno dal lavoro.  A tenermi  compagnia l’abbaiare del cane del vicino, quelle volte che  gli andava di giocare a difendere il territorio, o il ticchettio della pioggia quando le nuvole decidevano di liberarsi del loro fardello grigio scuro. E poi sono arrivate le scorribande su  internet in cerca di musiche adatte a me o film su youtube, per distrarmi un pò.

A volte si fanno incontri strani su youtube. Ricordo quella sera  che vidi un film giapponese sul mio smartphone, sdraiato sul mio letto, prima di dormire. Un insegnante di Tokyo in gita si addormenta nel deserto e perde il treno con cui fare ritorno a casa. Un vecchio del vicino villaggio lo attira in un tranello. Gli offre un alloggio dove passare la notte e l’uomo si trova catapultato in una situazione assurda.

Finisce imprigionato, insieme a una donna, in una casa costruita in mezzo a dune altissime da cui sembra impossibile fuggire.  In più è costretto a spalare sabbia ogni  giorno per impedire di esserne sommerso. La cosa più angosciante è che quando riesce a trovare finalmente il modo di scappare eludendo la sorveglianza dei suoi carcerieri, avendo smarrito ormai ogni collegamento col la sua famiglia, il suo lavoro, il mondo esterno, decide di ritornare nella fossa tra le dune a spalare sabbia fino all’ultimo dei suoi giorni.

Quando l’ho raccontato ai miei colleghi durante la pausa pranzo devono avermi preso per matto. Soprattutto perché il film era in lingua originale e io ero stato capace di vederlo fino alla fine. Per loro era una follia.

Ultimo beneficio.

Un’altra  cosa che è successa quando ho spento  il televisore, per sempre, oltre a praticare l’hobby della pittura come ho già detto nel post precedente intitolato DIVENTA CHI VERAMENTE SEI , è che ho cominciato a scrivere. Lo facevo anche prima, ma ho intensificato il tempo  dedicato alla stesura di racconti. Qui di seguito  metto a vostra disposizione il mio ultimo audio racconto. Se vi piace fatemelo sapere con un commento, oppure condividete questo post su un social network utilizzando una delle apposite icone che trovate qui di fianco o all’inizio del post. Vi ringrazio per la vostra attenzione.

DIVENTA CHI VERAMENTE SEI

Autoritratto con cellulare

1) Non hai bisogno di maschere, prima o poi tu e gli altri scoprirete chi veramente sei.


Diventa chi veramente sei dovrebbe diventare l’undicesimo comandamento. Ne abbiamo già parlato nel post di questo blog dal titolo QUELLO IN CUI CREDI TI PORTA AL SUCCESSO . Però come ci insegnano gli antichi Romani “repetita iuvant”.

Ma come nascono le maschere che la maggior parte delle persone indossa? Fino dall’epoca dell’uomo delle caverne abbiamo sperimentato il vantaggio della collaborazione. Braccati come eravamo  dal bisogno di avere sempre cibo a sufficienza, abbiamo sperimentato come cacciare in gruppo ci desse la possibilità di catturare animali di grossa taglia. Della serie dieci lance provenienti da più parti sono più efficaci di una sola lancia. 

Questo ci ha indotto a smussare le peculiarità di ognuno, affinché le differenze reciproche non compromettessero la possibilità della cooperazione, con la conseguente tendenza alla omologazione dell’individuo rispetto al gruppo.

2) L’abitudine ad indossare una maschera viene tramandata di generazione in generazione.

 

Nello svolgere il compito di educare la prole i genitori spiegano ai propri figli come si sta in relazione con gli altri, quali sono le modalità più appropriate per inserirsi nei gruppi sociali. Ma spesso non si fermano a questo. Accade sovente che spingano i propri pargoli a scegliere la professione che dovranno fare da adulti. E quando non lo fanno i genitori magari c’è un amico di famiglia più influente che si pone come esempio da seguire.

Tutto questo complesso di cose ti distrae da una sana introspezione tesa a conoscere le tue inclinazioni, i tuoi talenti, e più in generale a comprendere chi veramente sei.

3) Conseguenze del mascheramento.

 

Il rischio è che ti adegui più all’immagine che gli altri si sono fatti di te piuttosto che a quella che rappresenta chi veramente sei. A lungo andare questa situazione ci logora dal di dentro perché la parte autentica di noi stessi non riesce ad emergere, dominata come è da quella che recita la parte che altri registi ci hanno assegnato, e alla fine ci si ammala.

Mi rendo conto che seguire il filo di questo ragionamento può essere per alcuni troppo coinvolgente, generando emotività e spaesamento . Allora prendiamoci una pausa con una canzone. … Ma non illudetevi troppo, il testo è in tema con l’argomento trattato.

4) Come se ne esce?… Diventa chi veramente sei!

 

Magari stai pensando alla difficoltà del come attuare questo cambiamento, oppure addirittura non hai  mai avuto il modo o il tempo per riflettere su chi tu sia veramente. Nessuno, ovviamente, può dirti chi devi diventare. Ed io posso soltanto darti qualche consiglio per favorire il giusto atteggiamento per incamminarti verso un percorso di maggiore consapevolezza.

Per farlo ti parlerò della mia recente esperienza. Intanto mi sono liberato della televisione, che secondo me è uno dei canali più importanti di diffusione di pensieri negativi. I messaggi quotidiani che ci arrivano dalle varie TV  rimandano all’idea che l’unica realtà possibile sia quella attualmente esistente. Piaccia o non piaccia.

Quando ho smesso di guardare la televisione mi sono ritrovato ad avere più tempo libero, che ho impiegato cominciando a praticare un hobby per me nuovo: la pittura. L’immagine che ho riportato all’inizio di questo post è uno dei numerosi quadri che ho realizzato l’anno scorso. Inoltre un mese fa ho frequentato un corso online di marketing e questo blog è il frutto scaturito da quel corso.

Grazie a questi cambiamenti mi sono accorto di essere diventato più autentico nelle relazioni interpersonali. Quando si parla tra amici e/o colleghi esprimo sempre il mio pensiero liberamente anche nel caso in cui l’uditorio del momento è orientato su posizioni diverse. Ciò migliora i rapporti perché ho notato che le persone accettano il confronto e ne traggono beneficio. Anche se non cambiano la propria idea diventano più flessibili mentalmente, meno categorici. Il che è un bene in sé. Di fondamentalismi in giro ne abbiamo fin troppi.

Insomma, ho messo in moto un approccio alla vita in cui la ricerca di un mio modo più attivo di stare al mondo mi ha dato nuovi strumenti di conoscenza e di espressione. Mi accorgo di avere modificato i miei processi mentali e soprattutto l’immagine che ho di me stesso, contribuendo a migliorare notevolmente il mio umore e l’energia che impiego nelle mie attività.

3) Passaggio del testimone.

 

Ora mi fermo qui. La prossima mossa, se ti va, spetta a te. Ma prima permettimi di proporti un video molto interessante sull’argomento appena affrontato . Utilizzando le icone poste a destra della parte bassa del video puoi ottenere prima la visualizzazione dei sottotitoli in Inglese, e se vuoi con la rotellina puoi attivare la traduzione simultanea dei sottotitoli in Italiano (quest’ultima non disponibile su mobyle).

Se l’articolo è stato di tuo gradimento ti chiedo di lasciare un commento oppure di condividerlo sull’account di uno dei tuoi social network, cliccando sulla rispettiva icona che trovi lateralmente o sulla parte alta del post. Ti ringrazio.

L’AUTUNNO ARRIVA LEGGERO COME UN ATTO D’AMORE

 

 

 

 

 

 

L’autunno arriva leggero come un atto d’amore.  Manca un giorno all’equinozio, che è appunto domani domenica 23 settembre 2018 palesandosi esattamente alle 03:54 ora italiana, e l’autunno ci viene incontro alla velocità di 1670 km orari perché  è a questa velocità che stiamo girando  intorno all’asse terrestre per ritrovarci tutti  domani al nuovo sorgere del sole.

Roba da farci girare la testa se solo avessimo dei punti di riferimento posizionati fuori dalla terra a distanza regolare l’uno dall’altro, non ti pare? Immagina per un attimo di stare in sella al tuo cavallino di legno sopra una giostrina e che d’un tratto gli ingranaggi che ne regolano il movimento rotatorio, per magia, imprimano a tutto il meccanismo la stessa velocità a cui la terra gira su se stessa.

Come minimo devi abbracciare con forza il collo dell’animale se non vuoi essere sbalzato fuori dalla forza centrifuga. Ma tranquillo, come vedi l’autunno sta arrivando però non ci butterà fuori dalla giostra, n’è cadremo a terra nonostante non ci sia intorno a noi il collo di un cavallino a cui attaccarci.

– La caduta.

Tuttalpiù a terra ci andranno a finire le foglie degli alberi perché avranno finito il loro ciclo vitale, dopo avere perso la clorofilla avranno cominciato a seccarsi e ingiallire, fino al punto che anche il picciolo che le tiene unite al ramo si seccherà ed alla prima folata di vento le foglie si staccheranno e andranno giù.

Dal punto di vista della foglia questa caduta autunnale potrà sembrarti una specie di morte o se vuoi un vero e proprio fallimento. Fino a poco prima lei era lì sul ramo, flessibile rispetto ai flussi d’aria, ma solida in tutto il suo verde splendore e ci proteggeva dalla calura con la  rinfrescante ombra che proiettava a terra.

Poi arriva l’autunno con la sua inevitabile mesta caduta. Ma se cambi il tuo punto di vista, e guardi la situazione nell’ottica dei cicli della vita, allora ti accorgi che cadendo la foglia concima il terreno sottostante ed aiuta l’albero a prepararsi per un’altra stagione. Quella che, superati i rigori dell’inverno, gli permetterà di rigenerare nuove foglie in primavera.

Tutto questo per dirti di non scoraggiarti di fronte ai fallimenti a cui è possibile che tu vada incontro durante il tuo cammino in questa vita. Detto per inciso non sto augurandoti di incontrare difficoltà ad ogni costo, ma non è detto che troverai la tua strada al primo colpo.

Magari inciamperai in qualche impresa che non andrà come auspicavi, e cadrai, ti farai male, ma è nell’ordine delle cose. La verità è che cresciamo, è vero, ma dentro di noi il bambino (per fortuna) persiste e come i bambini impariamo a stare al mondo sulle nostre gambe inciampando, cadendo e sbucciandoci le ginocchia.

– La rinascita.

Ma come il bambino tu ti rialzerai e con passo magari malfermo riprenderai ad avanzare. L’importante è non avere paura di cadere, non avere paura del dolore, in una parola non avere paura di avere paura. Siamo nati per progredire imparando anche dai nostri stessi errori, e lo  faremo fino all’ultimo dei giorni di cui è fatto questo nostro affascinante viaggio sulla terra.

Buon cammino amico/a mio/a. Ti lascio con un omaggio canoro. Che la mia  voce  possa introdurti con affetto verso l’autunno che arriva.