MARKETERS WORLD

Il convegno “MARKETERS WORLD” si sta avviando verso la conclusione. Sto scrivendo durante la pausa pranzo del secondo e ultimo giorno di questa convention. È il 16 settembre 2018 e questa data rimarra’ impressa nella mia memoria.

– La location.

Il palazzo dei congressi di Riccione è una struttura imponente, molto capiente (noi qui siamo in mille), con poltroncine rosse nuovissime e molto comode, un palco enorme e un servizio audio e luci da capogiro. Qui si sono dati appuntamento utenti dei corsi della comunità di marketing creata da Dario Vignali, il giovanissimo imprenditore che la rivista Forbes ha indicato come uno dei più influenti tra i giovani imprenditori italiani nell’economia digitale.

– I valori.

E’ stata l’occasione per veicolare ancora una volta i valori della comunità MARKETERS fatti di collaborazione digitale in rete, scambio di best practice riguardanti il mare magnum della comunicazione online, lo spirito di autoimprenditorialita’ con la preferenza del lavoro in remoto anziche’ la vita d’ufficio, la diffusione di processi elettronici per introdursi nel mondo del business digitale.

-Gli utenti.

Già al primo impatto si respira un’aria di affiatamento e condivisione emotiva, e soprattutto non c’è posto per la fuffa che gira spesso su internet. Qui c’è spazio solo per contenuti concreti e verificabili. Io sono uno dei pochissimi matusa presenti. L’età media va dai 20 anni ai 35. Quando sale sul palco Dario Vignali è un vero tripudio. Ognuno qui dentro è ben consapevole di quanto valore, in termini di formazione, ha ricevuto da lui e da tutto il suo team.

Il pubblico è fatto da ragazzi e ragazze variopinti, ganzi, ma disciplinati all’inverosimile. Tutti si sottopongono a file ed attese senza scomporsi, con la capacità di restare concentrati e partecipi in questa sala enorme dalle nove di mattina alle otto di sera con brevi pause. E tutti, dico tutti, rientrano al proprio posto puntualmente.

-Stessi interessi e stessa disciplina.

Se la pausa è di dieci minuti al decimo minuto si ricomincia, e nessuno disturba la prosecuzione dell’evento ritornando in ritardo. Uno dei valori della comunità è appunto la disciplina interiore finalizzata al raggiungimento del risultato ultimo: riuscire a raggiungere la libertà economica sfruttando le opportunità che l’economia digitale offre ai Nerd.

Questi sono una elite di persone che hanno acquisito la capacità di utilizzare internet e gli algoritmi dei social media per offrire servizi in rete. Si va dal drop shipping all’e-commerce, dall’affiliate market ai corsi di formazione online. Tutta gente che sa come eseguire un webinar, una campagna pubblicitaria su Facebook o Instagram, manovra con abilità i video digitali utilizzando varie piattaforme, è capace di scrivere articoli corretti dal punto di vista grammaticale e in grado di solleticare le emozioni degli utenti, sena dimenticare le regole basilari della SEO.

– Visibilità in rete.

Perché il mantra è farsi beccare nella prima pagina di Google e raggiungere numeri di condivisioni in rete da paura, per poi monetizzare queste abilità. La parola più usata è scalare, ovvero riuscire a creare sequenze di lavoro riproducibili enne volte, in modo che portino ai loro ideatori utenti e “grano” a volontà.

Sul palco si susseguono personaggi di successo del settore che raccontano la propria storia affinché gli ospiti in sala possano ispirarsi, imparando dai loro successi e dai loro fallimenti. Poi quando l’enorme Luca Mastella, l’ultimo arrivato dei soci di Marketers, comincia a spiegare le complesse strategie dei FUNNEL per l’acquisizione online dei clienti il silenzio in aula si taglia col coltello. Tutti prendono appunti sul blocco notes consegnato in sede di registrazione al convegno.

– Boom!

Di tanto in tanto qualche urlo liberatorio e molti applausi nei momenti topici. Qui tutti sanno cosa è una Landing Page, una mail di prelancio, la pagina di ringraziamento, il dono di processi digitali utili (il cosiddetto valore) e gli approfondimenti a pagamento, la costruzione di comunità per lo scambio delle esperienze e dei tool. Ma non vola una mosca perché la possibilità di arrivare al successo dipende dalla cura del dettaglio, dalla precisione meticolosa delle migliori sequenze di azioni strategiche, fino ad arrivare a quello che qui per tutti è il BOOM! 💣💣💣

Umanesimo e tecnologia

 

 

 

 

 

In questo articolo, in cui parlo dei concetti di umanesimo e tecnologia, vorrei chiarire meglio alcune mie convinzioni rispetto al mondo digitale. Ognuno di noi sperimenta quotidianamente quanta parte delle nostre giornate venga assorbita dal nostro smartphone o dal nostro computer. I visionari ingegneri della Silicon Valley ci hanno messo a disposizione hardware e software sempre più sofisticati da maneggiare con assoluta facilità, al punto che essi sono diventati delle vere e proprie protesi del nostro corpo.

I vantaggi sono molteplici, dalla possibilità di espressione del proprio pensiero messo in grado di raggiungere all’istante centinaia, migliaia e a volte milioni di contatti, alla facilità di trovare archiviate in rete tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. Dall’altra non possiamo non notare alcune problematiche che mettono in crisi la stessa concezione dell’umano. La realtà aumentata a cui accediamo attraverso queste nostre protesi elettroniche è sempre più permeata da quello che definirei il fattore “economicus”, in altre parole dalla dimensione utilitaristica.

Passiamo la maggior parte del nostro tempo a far scorrere i nostri pollici sullo schermo del cellulare rincorrendo notifiche di ogni genere dai social network, che si sono infilati anche nella nostra posta elettronica. Questo ci induce ad espandere a dismisura la mera esecuzione di processi logico-matematici e l’acquisto di prodotti e servizi online.

Ciò va a discapito della familiarità con il mondo della cultura, la sola in grado di trasmetterci oltre che la grazia della creatività di natura umanistica anche la capacità di mantenere uno sguardo critico e intelligente sulla realtà. L’uomo e la donna “smartphonizzati” tendono all’assuefazione acritica al consumo dettata dal generalizzato livellamento culturale verso il basso.

Non sono incline a vedere in tutto questo un progetto premeditato tendente ad instupidire le masse per meglio governarle, ma piuttosto una conseguenza dettata dall’origine della rivoluzione digitale tutta in mano ad ingegneri con grande creatività ed intelligenza di tipo tecnologico, ma con enormi deficit nella sfera culturale.

Uno degli effetti più lampanti che ognuno può constatare nella vita di tutti i giorni è l’impoverimento drammatico della proprietà di linguaggio. Sempre più nella comunicazione interpersonale ci si avvale di un numero di vocaboli ristrettissimo e questo riduce notevolmente la possibilità di accedere al pensiero profondo. Ne deriva l’impossibilità  di acquisire uno sguardo più ampio sul mondo, inducendoci ad una drastica semplificazione della realtà di cui ci sfugge la sua ricchezza e complessità.

Non siamo più in grado di decifrarla e così cominciamo a ragionare per slogan semplicistici, senza sfumature, dove è tutto bianco o tutto nero. Per cui le cose sono o del tutto buone o del tutto cattive, ma se questa semplificazione viene portata alle estreme conseguenze ecco che abbiamo la sensazione di venire sempre più a contatto con presenze appunto cattive, tendenzialmente pericolose, che possono aggredire noi stessi e i nostri interessi. Da qui la necessità di figure bellicose che ci diano la sensazione di venire difesi da queste aggressioni esterne.

Allora l’unico modo per scardinare questo circolo vizioso è quello di continuare a manovrare la tecnologia digitale, ma innestandovi tutta la cultura millenaria di cui l’Italia e l’Europa sono tutt’ora custodi. La creatività umanistica deve mescolarsi con quella tecnologica  per scongiurare la nostra mutazione in androidi senza alcuna capacità di empatia, sentimento, emozioni.

E’ anche per questo che i nostri giovani che maneggiano con facilità gli strumenti elettronici di questa nostra vita attuale che somiglia sempre più al mondo dei video game, devono riappropriarsi della cultura umanistica se non vogliono finire a parlare soltanto di marketing, funnel, pubblicità e algoritmi, magari con un linguaggio da giungla digitale in cui ci si rapporterà con allocuzioni regressive del tipo “Io Tarzan tu Jane”.

E’ tempo quindi che ognuno di noi si impegni ad attivare questo benefico processo  di ibridazione tra umanesimo e tecnologia digitale, pena l’estinzione degli esseri umani come li abbiamo conosciuti fino ad oggi. Ora voglio lasciarvi con la lettura di uno degli incipit più belli del romanzo moderno: l’inizio dell’Ulisse di James Joyce. Un misto di grazia, baldanza, teatralità e ricchezza di linguaggio che nessun algoritmo potrà mai eguagliare. Buon ascolto.

Permettetemi un’ultima frase: “Se la scienza e la tecnica sono portatrici di progresso, è la bellezza a riempirlo di senso.”
P.S. Dopo la pubblicazione di questo articolo mi sono imbattuto in un video del vecchio Marco Montemagno (che adoro) che parla  del lavoro del futuro . Ero al bar che consumavo il mio cappuccino con doppia dose di caffè per schiarire la  mente ancora annebbiata dal sonno, quando mi arriva sul cellulare la notifica del suo video.

Non ho saputo resistere. Ho riaperto l’articolo per infilarci in chiusura la sua pillola di riflessioni come al solito imperdibile. Ora non avete scampo … ve la cibate!

Il dono – di Alessandro Bergonzoni

Il dono è uno dei processi fondamentali che sono alla base del marketing online. Si tratta sostanzialmente di regalare via internet un contenuto al fine di fidelizzare il consumatore e permettere al donatore di sollecitare successivamente lo stesso ad acquistare un prodotto o un servizio proposto dal donatore via e-mail.

Io sono nuovo di queste cose, e questo blog lo sto costruendo seguendo le indicazioni  apprese durante la frequentazione della Marketers AcademY di Dario Vignali e del sito internet Efficacemente di Andrea Giuliodori. Ma il concetto del dono nel mondo di internet penso di averlo capito bene.

Allora, siccome la struttura profonda del digitale è imperniata sul gioco, e cioè impostare il trasferimento di formazione con modalità ludiche (ad es. un video si segue meglio e più facilmente di un contenuto scritto ritenuto dai più “palloso”), voglio giocare con questo concetto del dono regalandovi (senza chiedervi prima la vostra mail ma non abituatevi a ciò) il video riguardante l’intervento di Alessandro Bergonzoni al festival di Pistoia intitolato “Dialoghi sull’uomo”, lanciandovi una sfida.

Lo so che, soprattutto gli sbarbati ma anche i barbuti, sono abituati a serfare e passare continuamente da un contenuto all’altro abbacinati dal Dio della velocità e brevità, però pur essendo questo un contenuto lungo ve lo sottopongo lo stesso. Perché penso che anche i nerd debbano ogni tanto approfondire, per poi poter tornare a scivolare sulle onde di internet. Ma soprattutto perché piace a me (mi sono scompisciato dalle risate nel vederlo), e anche perché da un pò di tempo ho imparato a vivere la mia vita e non quella degli altri. … In altri termini, se fossi un adepto del “politically correct”, direi: << Me ne frego. >>