LA RICERCA DEL LAVORO

– La frustrazione nella ricerca del lavoro.

Conosco bene quanto sia frustrante la ricerca del lavoro attraverso la consultazione degli annunci di lavoro.

So cosa si prova a presentare il proprio curriculum vitae e  poi non essere chiamati a colloquio, oppure arrivare all’intervista di lavoro e sperimentare un insuccesso.

La crisi economica non aiuta di  certo, ma le difficoltà che incontri potrebbero dipendere  anche da una tua strategia di ricerca del lavoro non appropriata.

-Perché hai bisogno di una strategia.

Puoi avere un ottimo curriculum, ma non è detto che tu conosca le modalità più proficue per farti conoscere dalle imprese che cercano dipendenti e collaboratori.

Io stesso che sono consulente del lavoro e aiuto le aziende nella gestione del proprio personale non ho le competenze per aiutarti a risolvere il  tuo problema.

– La svolta.

Però ho trovato un metodo efficace per la ricerca del lavoro, studiato e testato da professionisti competenti  che fa certamente al tuo caso.

Quello che ti propongo è un percorso che ti aiuta ad affrontare finalmente la ricerca del lavoro con ottime possibilità di successo. Per scoprire di cosa si tratta clicca su questo link.

RICONOSCERE E GESTIRE LA CRISI

La crisi

 

Oggi voglio parlare di un argomento scomodo: riconoscere e gestire la crisi.

Ho dedicato diversi articoli sull’importanza di progettare in modo oculato il proprio ingresso nel mondo del lavoro.  Se ne hai voglia puoi leggere Come trovare la propria strada , oppure  Migranti nella tempesta, o ancora Il desiderio e il sacrificio

Tuttti questi post affrontano il tema della necessità di costruire il proprio percorso di carriera basandosi sulle proprie passioni. Ma queste ultime  potrebbero cambiare nel tempo,  oppure può verificarsi più semplicemente che ad un certo punto ci accorgiamo di avere sbagliato strada. In questi casi capita di trovarsi di fronte al problema di dover riconoscere e gestirte la crisi.

– Primo step: riconoscere la crisi.

Non è sempre facile riconoscere una crisi personale, o per lo meno può non essere così automatico rendersene conto.  A volte la crisi si manifesta con un leggero senso di inadeguatezza rispetto al luogo in cui siamo, o rispetto alle mansioni che svolgiamo. E non è detto che si tratti di una vera e propria crisi.  Magari il malessere che avvertiamo è dovuto soltanto a un pò di stanchezza.

Quando le sensazioni di disagio si ripetono con una certa frequenza potremmo essere portati a non dare loro troppa importanza. Dobbiamo gestire quotidianamente mille problemi di ordine pratico ed è  naturale non avvertire il bisogno di crearcene altri. Perciò la cosa che ci viene più facile è quella di sottovalutarle e derubricarle a questioni passeggere, che si risolvono da sole. Ma se questi sintomi di malessere persistono allora dobbiamo metterci in ascolto e cercare di capirne i motivi.

Si tratta in genere di un’operazione molto dolorosa. Qualora indagando a fondo le nostre sensazioni arrivassimo ad intuire che il malessere derivi proprio dal tipo di lavoro che abbiamo scelto, ciò ci metterebbe di fronte ad un problema cruciale per la nostra vita. Non è come accorgerci di avere sbagliato strada mentre siamo al volante. Una crisi come quella che stiamo descrivendo incide su un pilastro fondamentale della nostra esistenza, e mette a soqquadro l’immagine che abbiamo di noi stessi e il ruolo che gestiamo nei confronti dei nostri familiari e della società più in generale.

– Secondo step: affrontare la crisi.

La prima cosa che in genere avviene in questi casi è avvertire paura. Se non affrontiamo la questione con superficialità capiamo subito che ci troviamo di fronte a un serio pericolo. L’autonomia economica è uno dei pilastri con cui gestiamo la nostra esistenza, e metterne in discussione dalle fondamenta il modo in cui l’abbiamo costruita rischia di provocare conseguenze importanti a noi stessi e ai nostri familiari.

Avvertire quindi questa responsabilità fa si che il nostro disagio aumenti. Per questo occorre analizzare a fondo le nostre sensazioni. E a nulla vale la cosiddetta politica dello struzzo, quella cioè di fare finta di niente. Il vero problema è che se la nostra situazione lavorativa è diventata esageratamente stressante, inautentica rispetto a ciò che sentiamo di essere, al punto di sentirla come insopportabile, allora dobbiamo prenderne atto. Perché continuare a rimanere nella stessa situazione potrebbe avere conseguenze serie per la nostra stessa salute mentale e fisica.

– Terzo step: cercare una via di uscita dalla crisi.

Giunti a questo grado di consapevolezza dobbiamo fare appello a due forze fondamentali: la calma e il coraggio. La prima riguarda piuttosto la capacità di riflettere sulla situazione dosando con equilibrio le spinte emotive che ci arrivano dal di dentro,  che rimettono alla nostra osservazione razionale sia la  voglia di cambiamento che le possibili conseguenze (positive e/o negative) del cambiamento che stiamo ipotizzando.

Più saremo arrivati alla consapevolezza dell’ineluttabilità del mutamento della nostra situazione attuale, più riusciremo ad attingere alla possibilità di mantenere uno sguardo lucido e sereno rispetto alle complesse opzioni che staremo vagliando.

A questo punto ci sarà bisogno di fare un’approfondita ricognizione delle nostre abilità lavorative, delle nostre qualità come persona più in generale, delle nostre più profonde aspirazioni, per progettare una nostra nuova dimensione di vita che tenda ad un maggiore benessere senza perdere di vista la sua sostenibilità economica.

Per farlo abbiamo bisogno ovviamente di coraggio, perché stiamo per perdere una situazione sicuramente disfunzionale per noi ma che in qualche modo ci dava sicurezza economica. E l’unico modo per attivare questa forza fondamentale, quale è appunto il coraggio, è assumersi responsabilmente e serenamente il rischio dell’operazione che stiamo  per mettere in campo. Ma non sarà così difficile perché se è verso che ci stiamo muovendo verso l’ignoto, è altrettanto vero che il noto che stiamo per lasciare è la causa del nostro malessere.

A conclusione di questa riflessione voglio mostrarvi un video che mi sembra molto pertinente rispetto all’argomento trattato. Buona visione.

QUELLO IN CUI CREDI TI PORTA AL SUCCESSO

Quello in cui credi può cambiare la tua vità?

Quello che vuoi è quello in cui credi?

  • Primo passaggio: Metti a fuoco quello in cui credi per avere successo.

Prima di provare a strutturare qualsiasi progetto di lavoro che abbia qualche possibilità  di successo occorrerebbe che ti occupassi a fondo del tuo sistema di valori.

Cioè di quello in cui credi nel profondo.

Ciò che guida la nostra vita è senza ombra di dubbio il sistema intelligente racchiuso nella nostra scatola cranica. Ogni giorno il nostro cervello sovraintende a tutte le nostre funzioni organiche.

In più prende migliaia di decisioni valutando una grandissima quantità di dati ed informazioni immagazzinate nella memoria. Tutto questo viene fatto secondo quello che in ogni singolo momento, informazioni alla mano, sembra essere il nostro interesse.

Ma sgombriamo subito qualsiasi dubbio prima di addentrarci nell’approfondimento dell’argomento di oggi: il nostro cervello è enormemente più potente di qualsiasi hardware digitale che possediamo. E’ il miglior computer che abbiamo a disposizione e il migliore strumento in assoluto che può portarci a raggiungere il successo.

Come ogni hardware può essere programmato al fine di migliorare le proprie prestazioni. Ed è quello che in qualche modo fanno tutte quelle entità che hanno influenza sul nostro cervello, la famiglia con l’educazione che ci impartisce, la scuola con le nozioni e i vari sistemi di valore che veicola, lo Stato con le regole che emana, le religioni con gli insegnamenti spirituali che propongono, i vicini di casa, gli amici, i colleghi, i media.

Tutto ciò influenza i nostri pensieri e i nostri processi mentali. Ma quello che più conta è che tutto questo influisce enormemente su come percepiamo noi stessi.

Ognuno di noi ha delle attitudini personali innate, delle caratteristiche individuali inerenti il mondo della nostra intelligenza e dei modelli specifici con cui reagiamo agli stimoli esterni. E ciò è quello che ci rende soggetti unici non replicabili. Ma affianco a questo nucleo centrale ognuno di noi subisce gli influssi di quelle entità che abbiamo appena descritto.

Tutto questo complesso di cose viene elaborato dal nostro cervello che costruisce, attraverso un complesso procedimento di scomposizione e aggregazione di dati, quello che possiamo definire come l’immagine di noi stessi.

Una volta che il nostro cervello ha elaborato questa “immagine” si determina dentro di noi la  nostra individuale struttura cognitivo-emotiva profonda. Ed è atraverso essa che ci approcciamo con il mondo esterno, con conseguenze enormi sul percorso che facciamo per arrivare al successo oppure alla nostra sconfitta.

Ma attenzione, poiché il nostro hardware è programmabile come qualsiasi computer, nel caso in cui il nostro software venga aggiornato con sistemi di valore dapprima leggermente distanti da quelle che sono le nostre credenze primordiali, in altre parole il nocciolo duro della nostra essenza, e poi via via tale aggiornamento si protragga con sistemi di valore sempre più alieni durante i download giornalieri che ci arrivano da media fuori dal nostro controllo (soprattutto la televisione), allora succede una cosa molto pericolosa.

Il nostro cervello comincia a prendere decisioni che allontanano la nostra vita da quel nocciolo duro di credenze che invece ci appartengono nel profondo.

In altre parole quello che il nostro cervello vuole non è più in linea con quello in cui il nostro cervello crede intimamente e difende noi stessi, in un primo momento, oscurando quello in cui crediamo per mettere in risalto quello che vogliamo.

Ma a questo punto chi è che crede e chi è che vuole? A lungo andare la discrepanza tra questi due distinti agglomerati di concetti si fa sentire e ci ammaliamo.

In superficie sembrerà che la nostra vita scorra abbastanza linearmente, senza intoppi, ma ben presto cominciamo ad avvertire un malessere interiore che nei casi peggiori sfocia nella depressione. Un processo mentale, questo, molto doloroso che può arrivare a scardinare nelle fondamenta la nostra vita sentimentale e lavorativa.

  • Secondo passaggio: autocontrollo per comprendere quello in cui credi, i tuoi sogni più profondi e fidarti di quello che provi.

    Qindi il consiglio che mi sento di darti è quello di riflettere accuratamente su quello in cui credi, per riprogrammare il modo in cui il tuo cervello organizza i modelli di pensiero.

Dovrai cercare di scardinare i sistemi di valore indotti da quelle entità di cui ti ho parlato  nei paragrafi precedenti e che non sono in linea con le tue credenze più radicate.

Potrai farlo più agevolmente se ti allontanerai dalla fruizione quotidiana di quelle fonti di informazione dissonanti. Dopo di che potrai provare ad  immaginarti un nuovo percorso coerente con te stesso. Un insieme di obbiettivi che tu possa proiettare nel prossimo futuro.

  • Terzo passaggio: agisci.

    Dopo di chè, tenendo sempre presenti gli obbiettivi che ti sei prefissato, agisci per avvicinarti ad essi giorno dopo giorno, confidando nella potenza dirompente del tuo cervello.

Dopo questa riprogrammazione cerebrale tutto quello che farai ti darà gioia. Ogni cosa che sperimenterai quotidianamente, essendo in linea con le tue passioni, ti procurerà soddisfazione sia sul lavoro che nella vita affettiva, e la rinnovata energia che metterai in campo ti porterà nel tempo verso il successo sperasto.

In definitiva possiamo riassumere tutto quello che abbiamo detto con una frase: capisci che sei per poi diventare effettivamente chi sei!

Le nefaste conseguenze di un approccio al lavoro e più in generale alla vita che non tenga conto del percorso quì  indicato  porta a conseguenze dolorose come quelle che abbiamo già trattato nel post di questo blog intitolato L’URLO .

Per concludere ti invito a seguire il video pubblicato dal canale TED (uno dei migliori media di divulgazione esistenti su internet) che parla di tre passaggi per cambiare la tua vita. Non perderlo, è spettacolare.

Qualora lo seguirai utilizzando un computer potrai attivare i sottotitoli in lingua e, volendo, la traduzione simultanea in italiano manovrando la rotellina delle impostazioni. Sugli smartphon invece puoi scegliere la lingua dei sottotitoli ma l’italiano non è disponibile.  Buona visione.

SAN FRANCISCO NON CAPIVA LE SUE STRADE

 

 

 

 

San Francisco non capiva le sue strade perchè a volte salivano altre scendevano, al punto che sembrava non sapessero dove andare, che per delle strade è un pò il colmo.

Il loro su e giù le faceva somigliare a tante gobbe di cammello difficili da percorrere perchè quando scendevi scendevi ma in quanto a salire era dura. Per questo erano solcate dai binari del tram, per rendere il saliscendi abbordabile senza che ti venisse l’asma ogni volta.

Pure lei SAN FRANCISCO sconsigliava la bicicletta a meno che tu non fossi Fausto Coppi, che per salire lui si che saliva, saliva eccome, e quando si trattava di scendere non si lasciava pregare. Voglio dire non è che dovevi metterti a mani giunte per convincerlo. No, affatto.

Se vedeva una discesa lui abbassava le mani sulla curva del manubrio, inclinava la testa verso il basso per fendere meglio l’aria e si buttava giù a manetta. Unica precauzione qualche foglio di giornale sotto la maglietta a mezze maniche perchè a quella velocità potevi prenderti la bronchite.

Poi lo sappiamo  tutti che è stato sfortunato perché ha preso in pieno una zanzara quella volta che andò in Africa e da lì non s’è più ripreso. Magari se restava a fare su e giù per le strade di SAN FRANCISCO si salvava.

Chissà se pure il suo rivale ha macinato chilometri sulle gobbe di SAN FRANCISCO. Ma si avete capito quello dal naso triste come una salita e gli occhi allegri da italiano in gita. Quello per cui gli uomini pur di vederlo spuntare dalla curva aspettavano imperterriti sullo stradone impolverato, incuranti dell’invito al cine fatto dalle fidanzate tanto da esclamare “vai, al cine vacci tu!” Si lo so, altri tempi, altri uomini.

A noi non resta che prendere il tram, stando attenti che non si chiami desiderio perchè a quel punto son cavoli amari. Si perché il desiderio da solo non basta. Se desideri un tipo di lavoro piuttosto che un altro devi essere certo che soddisfi un bisogno dell’utente tipo perchè altrimenti il “grano” non lo fai.

Non mi son mica dimenticato della ricerca che stiamo facendo assieme in questo blog. Ti posso rimandare ad uno dei miei post  precedenti per  ricordartelo qualora invece fosse sfuggito a te. Puoi andarti a leggere per esmpio quello che si intitolava, e si intitola ancora adesso (perchè non gli ho cambiato titolo), “MIGRANTI NELLA TEMPESTA  .

Ovvero tu puoi anche andare su e giù per le gobbe di SAN FRANCISCO ma prima o poi devi pur trovarlo uno straccio di lavoro adatto a te. Un lavoro che non ti faccia sentire un imbecille che mette timbri senza senso in un ufficio dove il timbro serve a farti muovere il braccio e poi in sequenza l’avambraccio e la mano fino a imprimere sulla carta uno sbuffo d’inchiostro sbiadito che autorizzi qualcun altro a ricevere una prestazione che in assenza di quell’inchiostro non sarebbe stata erogata.

Ecco, non sono  uscito fuori di senno, ce l’ho ancora bene in mente di cosa parla il mio blog, non fosse altro per il fatto che è il mio. Magari il saliscendi sulle gobbe mi ha fatto venire l’asma ché io ci soffro proprio di fiato corto fin da quando ero bambino, e anche adesso che è passato tanto tempo ci soffro ancora.

Forse perché io stesso, che voglio insegnare agli altri a trovare la collocazione giusta in questo mondo, non ho ancora trovato la mia. Ma puoi sempre imparare dai miei fallimenti. Ti basterà fare esattamente il contrario di quello che ho fatto io e sei a posto. Perché l’avrai capito anche tu che mi piace scrivere, altrimenti non mi sarebbe venuta in mente tutta questa storia di SAN FRANCISCO che non capiva le sue strade.

Ma è una cosa non monetizzabile, a meno che non mi dimostri il contrario. Ecco, facciamo una cosa, se pensi che invece sia monetizzabile ti invito a chiedermi via mail il numero  iban del mio conto corrente bancario per poi mandarmi un bonifico a tua scelta. Il prezzo di questo  post lo decidi tu.

Se invece sei d’acccordo con me sulla sua impossibiltà di generare reddito allora, quanto meno lascia un commento qui sotto, oppure condividi questo articolo sull’account che hai sul tuo social network preferito, così magari qualcun altro  me lo chiede l’iban via mail e ci smentisce entrambi per la gioia delle mie tasche. Mi auguro che questo post buon pro ti faccia.

L’URLO

ULTIMAMENTE HO DEDICATO DIVERSI ARTICOLI SULL’IMPORTANZA DI  CERCARE LA PROPRIA  STRADA NEL MONDO DEL LAVORO PARTENDO DALL’ANALISI DELLE PROPRIE PASSIONI E A MOLTI SARA’ SEMBRATA UNA SORTA DI STRANA OSSESSIONE PERCHE’ IN GENERE SI E’ PORTATI A SPOSTARE IL FOCUS SULLA CAPACITA’ CHE UN DETERMINATO LAVORO ABBIA DI GENERARE O MENO REDDITO EBBENE VORREI APPROFITTARE DI QUESTO SPAZIO PER CHIARIRE CHE LA PREOCCUPAZIONE RISPETTO A QUELLO CHE POSSIAMO DEFINIRE IL MAKE MONEY NON MI E’ AFFATTO ESTRANEA MA SONO CONVINTO CHE QUESTO AMBITO DEBBA ESSERE INDAGATO SOLTANTO DOPO AVERE RISPOSTO ALLA DOMANDA CRUCIALE DI COSA IO VOGLIO FARE CHI VOGLIO ESSERE  E ORA TI STARAI CHIEDENDO PERCHE’  MAI IO STIA SCRIVENDO SENZA PUNTEGGIATURA E USANDO ADDIRITTURA LE MAIUSCOLE COSA QUESTA CHE NELLA SCRITTURA SU UNTERNET CORRISPONDE AD UNA VERA E PROPRIA PROVOCAZIONE ALLORA TI RISPONDO DICENDO CHE SE SEI ARRIVATIO FINO QUI TI SARAI ACCORTO CHE DOPO UN PO RIESCI A DOSARE LE  PAUSE DI LETTURA DA SOLO MENTRE PER ME TRALASCIARE LA PREOCCUPAZIONE PER LA PUNTEGGIATURA SIGNIFICA AVERE PIU’ SPAZIO PER CONCENTRARMI SU QUELLO CHE HO DA DIRTI QUANTO INVECE ALLE MAIUSCOLE TI RIMANDO AL TITOLO DI QUESTO ARTICOLO LEGGILO E CAPIRAI IL PERCHE’ MA FINITA QUESTA DIGRESSIONE TORNIAMO AL NOCCIOLO  DEL MIO  DISCORSO DI OGGI CHE E’ RIVOLTO SOPRATTUTTO AI GIOVANI CHE SI TROVANO NELLA FASE IN CUI DEVONO DECIDERE QUALE STRADA INTRAPRENDERE EBBENE IL CONSIGLIO CHE QUI VOGLIO ANCORA UNA VOLTA RIBADIRE E’ CHE SI CONCENTRINO A FONDO E CON DEDIZIONE AD INDAGARE LE VERE ASPIRAZIONI PERSONALI CHE EMERGONO DAL PROFONDO DI SE STESSI PERCHE’ LA VITA NON FA SCONTI A NESSUNO IL RISCHIO E’ QUELLO DI PRENDERE DECISIONI SULLA STRADA DA INTRAPRENDERE CON TROPPA SUPERFICIALITA’ PER RITROVARSI IN ETA’ ADULTA AD AVER CREATO SEMPLICEMENTE UN AVATAR ANZICHE’ UNA PERSONA EFFETTIVAMENTE REALIZZATA VEDI SI PARLA MOLTO IN QUESTO PERIODO DELL’INVASIONE DELL’ALTRO CHE ARRIVA SUL NOSTRO TERRITORIO DAL MARE SU BARCONI MALFERMI E CHE VIENE A MINACCIARE IL NOSTRO WAY OF LIFE MA A VOLTE SIAMO NOI STESSI CON LE NOSTRE DECISIONI SBAGLIATE NON FUNZIONALI AI NOSTRI INTERESSI PIU’ PROFONDI A CREARE L’ALTRO A CREARE CIOE’  DI NOI STESSI UN ALTRO CHE NON RICONOSCIAMO PIU’ LO SO CHE DETTA COSI POTREBBE SEMBRARTI UNA COSA ABBASTANZA FUMOSA MA ASCOLTA CON ATTENZIONE IL VIDEORACCONTO CHE HO INSERITO QUI SOTTO E SONO SICURO CHE CAPIRAI E SCUSAMI PER LA DRAMMATICITA’ CHE EMANA DAL VIDEO MA SPERO CHE DOPO IL SUO ASCOLTO TI SARA’ PIU’ CHIARO IL MIO DISCORSO

Il desiderio e il sacrificio

Oggi vorrei parlare di cue concetti cardine che sperimentiamo tutti nella vita di tutti i giorni: il desiderio e il sacrificio. Per farlo prendo spunto dalle tre metamorfosi che ci suggerisce  Nietzsche in “Così parlò Zarathustra”.

– La prima immagine: il cammello.

In quanto animale da soma esso non fa che caricarsi  di pesi e trasportarli per altri attraversando il deserto, con assoluta obbedienza venerando in silenzio questo suo compito.

– La seconda immagine: il leone.

Durante il cammino il cammello si trasforma in leone che combatte contro il “tu devi”  di quando era un cammello, contro l’affermazione del drago secondo cui tutti i valori sono stati già creati e non c’è spazio per altri nuovi.

Il compito del leone, dunque, è combattere contro questa pretesa assolutistica di staticità funerea e preparare con il suo strappo l’affermazione dell'”io voglio” di cui esso non è ancora  capace.

– La terza immagine: il fanciullo.

Spetterà al fanciullo, attraverso la sua innocenza e la sua capacità di oblio, generare il nuovo inizio  il sacro gioco di dire si alla vita.
Ecco, a mio avviso, la molla che sottende le metamorfosi descritte da Nietzsche è proprio il desiderio. La voglia di altro che ci fa protendere verso il nuovo con forza trasformatrice.

– Il fine.

E il fine non è la conquista dell’oggetto del desiderio, che non è mai catturabile per davvero pena la sua morte, ma è appunto la tensione emotiva che ci muove verso l’oggetto desiderato. Insomma il fine è la continua metamorfosi che ci accompagna in questo nostro viaggio dentro l’esistenza.

– Opzioni possibili tra le catene del vecchio e il desiderio del nuovo.

Se ciò è vero in generale per la  vita, lo è ancor più nel mondo del lavoro, dove possiamo scegliere il compito del cammello e portare i pesi di una funzione che obbedisca all’etica del sacrificio, riconoscendoci completamente nell’assoluto del “dovere” senza se e senza ma.

Oppure possiamo dare uno strappo alle nostre catene, in qualche modo rassicuranti, e spinti appunto dal desiderio di una condizione nuova e migliore ci mettiamo alla ricerca di una strada propria, calibrata sulle nostre aspirazioni più profonde e i nostri talenti.

Ed è in questa ricerca portata avanti con la forza, la determinazione e la perseveranza del leone, che può apparire in noi il fanciullo che si permetta il lusso del gioco nel ruolo professionale adatto a noi. Un ruolo che sarà gestito con energia, eccitazione e gioia  perché corrisponde esattamente alle nostre esigenze e alle nostre capacità più profonde.
Insomma è come nel rapporto amoroso, dove il desiderio è la forza inconscia che ci precede e che è impossibile governare. Nel lavoro non dobbiamo cercare il punto “g” capace di generare estasi o il “viagra” che prometta prolungata penetrazione dei mercati.

Non esistono pulsanti o trovate chimiche in grado di darci il successo. L’unica legge che funzioni è quella dell’attrazione provata per un determinato ruolo, conquistato sulle ali del desiderio che induce in noi l’azione necessaria per colmare il “gap” che avvertiamo.

Vi lascio con una mia performance canora come viatico per il vostro luminoso futuro.
Buona metamorfosi a tutti.

L’importanza di sapere l’Inglese

 

Oggi voglio parlarti dell’importanza di sapere l’Inglese. A proposito, tu come te la cavi con questa lingua? Non si dovrebbe mai iniziare un post con una domanda perché, siccome non si è ancora instaurato un clima di confidenza e complicità tra chi scrive e chi legge, a seconda dell’umore del lettore questi potrebbe risponderti anche con un’altra domanda: << Cosa ti importa? >>

Magari a te non è venuta in mente questa domanda impertinente, ma non voglio esimermi dal dare comunque una risposta. Eccola: << Because I care about you.>>

– Squilibrio tra percorsi formativi e collocamento sul mercato.

Mi spiego meglio. Io faccio il consulente del lavoro dal 1988 e mi occupo quotidianamente degli aspetti giuridici, amministrativi, fiscali e previdenziali che girano intorno ai rapporti di lavoro per conto delle aziende mie clienti.

Mi capita spesso di vedere giovani in possesso di validi titoli candidarsi a posti di lavoro di carattere operativo molto al di sotto rispetto ai loro percorsi formativi, e sovente in settori completamente diversi rispetto alla loro carriera di studenti.

Ciò avviene a causa della grave crisi economica che attraversiamo, che scarica il suo peso maggiormente sulle giovani generazioni. Poiché le ragioni di tale crisi divenuta ormai strutturale sono di natura globale, avremmo bisogno di nuove istituzioni internazionali in grado di affrontare le questioni sul tappeto e modificarne gli effetti con nuove e più democratiche regole del gioco.

Ma all’orizzonte attuale non si vedono uomini politici all’altezza per spingere il cambiamento nel senso qui da me auspicato. Perciò l’individuo è chiamato a rimboccarsi le maniche e a trovare delle soluzioni accettabili per cambiare in meglio la propria vita.

Siccome sono consapevole di parlare di una lotta durissima per la sopravvivenza, mi rendo conto che le persone incontrano notevoli difficoltà nello strutturare degnamente un proprio progetto di vita. E soprattutto quelli di loro che hanno meno esperienza.

– Obiettivi di questo blog.

E’ per questo che mi sono deciso a creare questo blog, con l’intento di offrire qualche strumento in più a quanti vorranno utilizzarli per una crescita personale. Ma anche io sono un individuo, e siccome sono convinto che da soli non si va da nessuna parte, nella ricerca di tali strumenti mi faccio aiutare da persone in gamba che incontro durante il mio personale “cammino”.

Tornando all’Inglese voglio dirti che ci sono due binari nella vita:  uno morto, per quelli che non sanno l’Inglese, e un altro ad alta velocità percorso da chi parla e scrive la lingua Inglese fluentemente.

Ciò vale sia per quelli che decidono di trasferirsi fuori dall’Italia sia per quelli che vorranno rimanere. Ormai anche da noi non basta più avere delle abilità in un settore piuttosto che in un altro, perché le prestazioni che saranno richieste ai giovani lavoratori conterranno sempre più l’utilizzo dell’Inglese a causa della globalizzazione. Perciò, al di la del progetto a cui stai pensando, ti esorto a studiare a fondo la lingua Inglese perché ne va del tuo futuro. O sai l’Inglese o sei fuori!

– Facilitatori.

A proposito delle persone in gamba a cui mi rivolgo, come ti ho accennato sopra, voglio presentarti un uomo speciale. Lui si chiama Andrea Giuliodori ed è il fondatore del sito “Efficacemente” che si interessa di crescita personale ed è uno dei massimi influencer del settore. Ti parlo di lui perché ho trovato sul suo sito un corso di  formazione online  per imparare la lingua Inglese, di cui apprezzo molto sia la qualità generale che il metodo adottato.

Voglio quindi metterti in grado di dare un’occhiata al suo corso mandandoti sulla sua pagina internet. Alla fine del suo articolo su come imparare la lingua Inglese troverai un link per fare il test di ingresso, che ti permetterà di accedere ad alcune lezioni gratuite dopo le quali potrai decidere se iscriverti o meno al corso.

Un’ultima raccomandazione, non tergiversare, fai il test. Ti richiederà soltanto pochi minuti, ma vedi … potrebbe essere il tuo modo per cominciare a cambiare in meglio la tua vita. Rifletti, non c’è più molto tempo per continuare a procrastinare. Come dice James Senese nella canzone che inserisco qui sotto ” E’ fernut’ ‘o tiempo”. Sotto il video trovi il link che ti condurrà al test. Mi aspetto che tu vada a vedere di cosa si tratta.

Ti faccio i miei migliori auguri per il tuo futuro.

Yes! Inglese

Come trovare la propria strada

Trovare la propria strada nella vita non è una cosa semplice, a cui si possa arrivare con qualche stratagemma miracoloso. Occorre un lavoro di lunga lena, è una ricerca interiore che incapperà in diversi ostacoli, fraintendimenti, fallimenti, per poi ricominciare ostinatamente fino a trovare il bandolo della matassa. Però possiamo immaginare un metodo che possa sostenere questa ricerca.

Nel mio articolo del 30 agosto 2018 intitolato “MIGRANTI NELLA TEMPESTA” ho già avuto modo di parlare della necessità di trovare un percorso di crescita personale per definire il nostro modo di stare al mondo, di creare un’attività che dia il sostentamento economico di cui abbiamo bisogno, ragionando intorno alle nostre passioni. Non mi ripeterò sui motivi che ci impongono una scelta di questo tipo perché ne ho già parlato nell’articolo sopra citato, in cui elencavo soprattutto spinte provenienti dai meccanismi macroeconomici legati alla globalizzazione e alla velocissima rivoluzione industriale nell’ambito del mondo digitale e della robotica.

Quello che voglio fare oggi è invece iniziare un percorso insieme che ci faccia ragionare in modo approfondito su quali siano le nostre passioni e quali i modi possibili per far leva su di esse e organizzare un business di successo.

Ne parlavo ieri sera con Maurizio. Lo faccio spesso quando ho qualche pensiero che non mi fa dormire.  Io e Maurizio ci conosciamo da molto tempo, non vi rivelo da quanto per una questione di riservatezza nei suoi confronti, vi basti sapere che si tratta di tanti anni. Troppi. … Comunque vi riporto di seguito la nostra conversazione.

Maurizio: << Ma in pratica come facciamo ad individuare le nostre passioni? >>
Maurizio: << Beh, … basta imparare a guardarsi dentro. Tutto quello che dobbiamo fare è richiamare alla memoria le cose che ci fanno stare bene quando le facciamo e poi, tra queste, riconoscere quelle in cui riusciamo meglio. >>
Maurizio: << Puoi essere più esplicito? >>
Maurizio: << Ecco … per esempio se mi chiedi di svolgere un problema di matematica, fosse anche quello più semplice del tipo … la mamma va al mercato e compra 10 uova, poi strada facendo gliene cadono due … ecc. ecc., ebbene io vorrei tagliarmi le vene piuttosto che provare a risolverlo. Invece se mi chiedi di scrivere  il resoconto di una riunione di lavoro, piuttosto che descrivere un tramonto o inventare di sana pianta il dialogo tra un uomo e una donna che si incontrano per caso in un bar, per me è una pacchia. Non solo mi viene facile, ma la qualità del risultato so già che sarà molto alta. E la cosa che più conta nel farlo è che proverò una gioia incredibile. Hai capito adesso? >>
Maurizio: << Si, adesso è più chiaro.  … Certo. … Però rimane l’altro problema. >>
Maurizio: << Quale? >>
Maurizio: << Una volta che ho capito quali sono le cose che mi appassionano, come faccio a trovare il modo di farle fruttare dal punto di vista economico? >>
Maurizio: << Ottima domanda. Per prima cosa devi cominciare a chiederti cosa potresti realizzare con quelle tue abilità. Ma è un lavoro da fare con calma, senza fretta. … Andiamo per ordine.
1) Devi pensarci per diversi giorni e ogni volta che ti viene un’idea devi annotarla da qualche parte, su un foglio di carta, un quaderno, o una pagina creata con un programma qualsiasi di videoscrittura. Vedrai che dopo alcuni giorni, se senti veramente ineludibile questo tuo cambiamento interiore al punto che ti spingere a trovare finalmente qualcosa di nuovo per te, allora avrai scritto una serie di possibili azioni da intraprendere.
2) Esaurite le possibili variabili devi ragionare a mente fredda, stando bene attento alle sensazioni che avvertirai passando in rassegna le varie ipotesi. Dovrai lasciarti andare, senza alcun irrigidimento mentale. Bisogna riprodurre la stessa sensazione mentale che provano le persone che hanno dimestichezza con l’acqua nel momento in cui fanno il morto a galla nel mare o in piscina. Insomma, la riflessione va fatta con la massima rilassatezza. … Dopo un po che stai pensando ti accorgerai che alcune ipotesi ti sembreranno deboli, mentre altre potrebbe sembrare che abbiano meno difetti e quindi, magari con degli aggiustamenti, potrebbero funzionare.
3) L’operazione descritta al punto 2) potrà dare dei risultati soltanto se impari a fidarti delle sensazioni che provi. Queste non sono altro che messaggi di repulsione o attrazione che ti provengono dall’inconscio, che ragiona sempre per il tuo benessere in base alle conoscenze e alle informazioni a disposizione in quel momento. Perciò dammi retta, lascia fare a lui. Fidati. … Fatto questo avrai scartato alcune ipotesi e te ne saranno rimaste altre. Bene, per ognuna di esse dovrai chiederti: con questo servizio o prodotto, posso risolvere dei problemi del mio cliente ipotetico? Se la risposta è si allora puoi passare al prossimo step.
4) Definisci in modo dettagliato il tuo cliente tipo. Se è maschio, femmina o entrambi i generi; quale è la fascia d’età che potrebbe essere interessata alla soluzione che stai ipotizzando, quale è la sua collocazione geografica, quali sono i lavori che svolge, quale è la sua fascia di reddito che gli possa permettere di comprare il tuo prodotto o servizio.
5) Cerca su internet i tuoi competitor per vedere come hanno organizzato un’idea uguale o simile alla tua. Valuta quali siano i loro punti di forza e quali i punti deboli. Verifica se è un campo di intervento inflazionato oppure c’è invece penuria di proposte sul mercato, domandandoti poi come potresti differenziarti per offrire qualcosa di veramente appetibile per il tuo consumatore tipo.
6) Chiediti infine quali sono le tue competenze attuali che ti possano permettere di portare avanti il tuo progetto e quali invece le competenze che ti mancano, per cominciare a cercare la giusta formazione che ti permetta di acquisirle al meglio.

Ma ora, prima di arrivare all’ultimo step vediamo cosa ne pensa Marco Montemagno, il Ping-YouTube-Pong degli influencer. Guarda come spacca. … Vai Monti!

7) Infine, prima di buttarti a capo fitto in un progetto vedi i percorsi che hanno fatto altri nel tuo campo o in campi limitrofi, per verificare le difficoltà che hanno incontrato e i modi in cui hanno superato i momenti difficili. Non bisogna peccare di presunzione perché dai fallimenti e dai successi degli altri che sono venuti prima di noi possiamo trovare delle lezioni utilissime, che potranno farci risparmiare tempo e danaro.

Ecco, questa è stata la nostra conversazione di ieri sera, dopo la quale ci siamo addormentati entrambi più sereni. Spero che ti sia stata utile per cominciare a chiarirti le idee.

Alla fine di questo articolo, però, mi sento di indicarti uno strumento utile per mettere in pratica lo step numero 7) che ti ho appena descritto. E’ un corso online dal titolo:
Marketers Book – Tutte le strategie dei migliori imprenditori digitali d’Italia in un unico libro!
Io l’ho seguito e ti posso garantire che è veramente utile. Se vuoi saperne di più clicca sul seguente link.

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Ultima considerazione: ma porca della miseriaccia, se questo articolo ha almeno alzato un pochino le tue antenne sull’argomento trattato, vuoi lasciarmi un tuo commento qui sotto per favore?! Grazie, e … alla prossima.

Migranti nella tempesta

 

La vita, come il mare, è quiete e tempesta e a volte ci capita di essere come i migranti nella tempesta, in balia delle onde con il rischio di esserne travolti.

– Siamo tutti migranti nella tempesta.

Puoi pensare quello che vuoi sui migranti che attraversano il mare a rischio della vita; che vengono ad invaderci e a toglierci il lavoro o ad aggiungere altra criminalità alla  nostra, o a condividere con noi lo stare al mondo nella speranza di una condizione migliore. Ma sbagli se pensi che il loro destino non ci  riguardi tutti da vicino.

Siamo tutti migranti, soprattutto in Italia dove la disoccupazione giovanile tocca il 40% della nostra forza lavoro più promettente. Volenti o nolenti subiamo gli effetti della globalizzazione che, tra l’altro, sposta posti di lavoro in oriente, e quelli dell’innovazione tecnologica che nei prossimi dieci anni trasferirà molte delle mansioni oggi svolte dalle persone a computers e robot.

Se anche tu, come me, sei consapevole che viviamo tutti nella tempesta allora non puoi che accettare il rischio di lottare tra i flutti per non esserne travolto. La crisi economica, ormai strutturale, e deregulation come il Jobs act stanno abolendo quasi del tutto il posto fisso. Allora puoi cedere allo sconforto , alla paura, o reagire.

– Come navigare nella vita.

Non sarà il politico di turno a risolvere problemi di questa natura, ma tu puoi fare molto per te stesso. Puoi soffermarti a riflettere sulle tue passioni, o a permettere che germoglino di nuove, e a seguirle per la creazione di una tua attività lavorativa che ti dia il sostentamento economico di cui hai bisogno.

La rivoluzione digitale ti mette a disposizione innumerevoli strumenti, molti dei quali gratuiti o a basso costo. Puoi completare la formazione che ti manca seguendo online i corsi appropriati. La rete pullula di occasioni di formazione di cui molti di alta qualità.

Questo blog, per esempio, è frutto della mia partecipazione al corso online Jetpack proposto da Marketers di Dario Vignali, di cui accludo qui il link per permetterti di averne delle informazioni.
https://marketers.academy/jetpackgo

– La necessità di specificare un obiettivo.

Insomma, aderire all’imperativo categorico di Socrate (il filosofo, non il calciatore anche perché per quest’ultimo avrei dovuto aggiungere al nome una “s” finale) che diceva appunto “conosci te stesso” non basta. Perché bisogna riuscire a trovare il modo di utilizzare le nostre passioni, le nostre abilità tecniche specialistiche, la nostra cultura generale, la nostra creatività e la nostra intelligenza per offrire un prodotto o un servizio ad una nicchia di utenti che abbiamo individuato con esattezza, e a cui riusciamo a soddisfare un bisogno reale. Altrimenti i nostri sforzi possiamo includerli nella lista della attività ludiche.

Mi riprometto di postare altri articoli in cui cercherò di dare una panoramica più concreta sulle modalità e le occasioni che si possono cogliere in rete per trovare finalmente il proprio modo di stare al mondo. Intanto vi saluto  con una canzone che testimonia la mia vicinanza al migrante che è in ognuno di noi.