DIVENTA CHI VERAMENTE SEI

Autoritratto con cellulare

1) Non hai bisogno di maschere, prima o poi tu e gli altri scoprirete chi veramente sei.


Diventa chi veramente sei dovrebbe diventare l’undicesimo comandamento. Ne abbiamo già parlato nel post di questo blog dal titolo QUELLO IN CUI CREDI TI PORTA AL SUCCESSO . Però come ci insegnano gli antichi Romani “repetita iuvant”.

Ma come nascono le maschere che la maggior parte delle persone indossa? Fino dall’epoca dell’uomo delle caverne abbiamo sperimentato il vantaggio della collaborazione. Braccati come eravamo  dal bisogno di avere sempre cibo a sufficienza, abbiamo sperimentato come cacciare in gruppo ci desse la possibilità di catturare animali di grossa taglia. Della serie dieci lance provenienti da più parti sono più efficaci di una sola lancia. 

Questo ci ha indotto a smussare le peculiarità di ognuno, affinché le differenze reciproche non compromettessero la possibilità della cooperazione, con la conseguente tendenza alla omologazione dell’individuo rispetto al gruppo.

2) L’abitudine ad indossare una maschera viene tramandata di generazione in generazione.

 

Nello svolgere il compito di educare la prole i genitori spiegano ai propri figli come si sta in relazione con gli altri, quali sono le modalità più appropriate per inserirsi nei gruppi sociali. Ma spesso non si fermano a questo. Accade sovente che spingano i propri pargoli a scegliere la professione che dovranno fare da adulti. E quando non lo fanno i genitori magari c’è un amico di famiglia più influente che si pone come esempio da seguire.

Tutto questo complesso di cose ti distrae da una sana introspezione tesa a conoscere le tue inclinazioni, i tuoi talenti, e più in generale a comprendere chi veramente sei.

3) Conseguenze del mascheramento.

 

Il rischio è che ti adegui più all’immagine che gli altri si sono fatti di te piuttosto che a quella che rappresenta chi veramente sei. A lungo andare questa situazione ci logora dal di dentro perché la parte autentica di noi stessi non riesce ad emergere, dominata come è da quella che recita la parte che altri registi ci hanno assegnato, e alla fine ci si ammala.

Mi rendo conto che seguire il filo di questo ragionamento può essere per alcuni troppo coinvolgente, generando emotività e spaesamento . Allora prendiamoci una pausa con una canzone. … Ma non illudetevi troppo, il testo è in tema con l’argomento trattato.

4) Come se ne esce?… Diventa chi veramente sei!

 

Magari stai pensando alla difficoltà del come attuare questo cambiamento, oppure addirittura non hai  mai avuto il modo o il tempo per riflettere su chi tu sia veramente. Nessuno, ovviamente, può dirti chi devi diventare. Ed io posso soltanto darti qualche consiglio per favorire il giusto atteggiamento per incamminarti verso un percorso di maggiore consapevolezza.

Per farlo ti parlerò della mia recente esperienza. Intanto mi sono liberato della televisione, che secondo me è uno dei canali più importanti di diffusione di pensieri negativi. I messaggi quotidiani che ci arrivano dalle varie TV  rimandano all’idea che l’unica realtà possibile sia quella attualmente esistente. Piaccia o non piaccia.

Quando ho smesso di guardare la televisione mi sono ritrovato ad avere più tempo libero, che ho impiegato cominciando a praticare un hobby per me nuovo: la pittura. L’immagine che ho riportato all’inizio di questo post è uno dei numerosi quadri che ho realizzato l’anno scorso. Inoltre un mese fa ho frequentato un corso online di marketing e questo blog è il frutto scaturito da quel corso.

Grazie a questi cambiamenti mi sono accorto di essere diventato più autentico nelle relazioni interpersonali. Quando si parla tra amici e/o colleghi esprimo sempre il mio pensiero liberamente anche nel caso in cui l’uditorio del momento è orientato su posizioni diverse. Ciò migliora i rapporti perché ho notato che le persone accettano il confronto e ne traggono beneficio. Anche se non cambiano la propria idea diventano più flessibili mentalmente, meno categorici. Il che è un bene in sé. Di fondamentalismi in giro ne abbiamo fin troppi.

Insomma, ho messo in moto un approccio alla vita in cui la ricerca di un mio modo più attivo di stare al mondo mi ha dato nuovi strumenti di conoscenza e di espressione. Mi accorgo di avere modificato i miei processi mentali e soprattutto l’immagine che ho di me stesso, contribuendo a migliorare notevolmente il mio umore e l’energia che impiego nelle mie attività.

3) Passaggio del testimone.

 

Ora mi fermo qui. La prossima mossa, se ti va, spetta a te. Ma prima permettimi di proporti un video molto interessante sull’argomento appena affrontato . Utilizzando le icone poste a destra della parte bassa del video puoi ottenere prima la visualizzazione dei sottotitoli in Inglese, e se vuoi con la rotellina puoi attivare la traduzione simultanea dei sottotitoli in Italiano (quest’ultima non disponibile su mobyle).

Se l’articolo è stato di tuo gradimento ti chiedo di lasciare un commento oppure di condividerlo sull’account di uno dei tuoi social network, cliccando sulla rispettiva icona che trovi lateralmente o sulla parte alta del post. Ti ringrazio.

QUELLO IN CUI CREDI TI PORTA AL SUCCESSO

Quello in cui credi può cambiare la tua vità?

Quello che vuoi è quello in cui credi?

  • Primo passaggio: Metti a fuoco quello in cui credi per avere successo.

Prima di provare a strutturare qualsiasi progetto di lavoro che abbia qualche possibilità  di successo occorrerebbe che ti occupassi a fondo del tuo sistema di valori.

Cioè di quello in cui credi nel profondo.

Ciò che guida la nostra vita è senza ombra di dubbio il sistema intelligente racchiuso nella nostra scatola cranica. Ogni giorno il nostro cervello sovraintende a tutte le nostre funzioni organiche.

In più prende migliaia di decisioni valutando una grandissima quantità di dati ed informazioni immagazzinate nella memoria. Tutto questo viene fatto secondo quello che in ogni singolo momento, informazioni alla mano, sembra essere il nostro interesse.

Ma sgombriamo subito qualsiasi dubbio prima di addentrarci nell’approfondimento dell’argomento di oggi: il nostro cervello è enormemente più potente di qualsiasi hardware digitale che possediamo. E’ il miglior computer che abbiamo a disposizione e il migliore strumento in assoluto che può portarci a raggiungere il successo.

Come ogni hardware può essere programmato al fine di migliorare le proprie prestazioni. Ed è quello che in qualche modo fanno tutte quelle entità che hanno influenza sul nostro cervello, la famiglia con l’educazione che ci impartisce, la scuola con le nozioni e i vari sistemi di valore che veicola, lo Stato con le regole che emana, le religioni con gli insegnamenti spirituali che propongono, i vicini di casa, gli amici, i colleghi, i media.

Tutto ciò influenza i nostri pensieri e i nostri processi mentali. Ma quello che più conta è che tutto questo influisce enormemente su come percepiamo noi stessi.

Ognuno di noi ha delle attitudini personali innate, delle caratteristiche individuali inerenti il mondo della nostra intelligenza e dei modelli specifici con cui reagiamo agli stimoli esterni. E ciò è quello che ci rende soggetti unici non replicabili. Ma affianco a questo nucleo centrale ognuno di noi subisce gli influssi di quelle entità che abbiamo appena descritto.

Tutto questo complesso di cose viene elaborato dal nostro cervello che costruisce, attraverso un complesso procedimento di scomposizione e aggregazione di dati, quello che possiamo definire come l’immagine di noi stessi.

Una volta che il nostro cervello ha elaborato questa “immagine” si determina dentro di noi la  nostra individuale struttura cognitivo-emotiva profonda. Ed è atraverso essa che ci approcciamo con il mondo esterno, con conseguenze enormi sul percorso che facciamo per arrivare al successo oppure alla nostra sconfitta.

Ma attenzione, poiché il nostro hardware è programmabile come qualsiasi computer, nel caso in cui il nostro software venga aggiornato con sistemi di valore dapprima leggermente distanti da quelle che sono le nostre credenze primordiali, in altre parole il nocciolo duro della nostra essenza, e poi via via tale aggiornamento si protragga con sistemi di valore sempre più alieni durante i download giornalieri che ci arrivano da media fuori dal nostro controllo (soprattutto la televisione), allora succede una cosa molto pericolosa.

Il nostro cervello comincia a prendere decisioni che allontanano la nostra vita da quel nocciolo duro di credenze che invece ci appartengono nel profondo.

In altre parole quello che il nostro cervello vuole non è più in linea con quello in cui il nostro cervello crede intimamente e difende noi stessi, in un primo momento, oscurando quello in cui crediamo per mettere in risalto quello che vogliamo.

Ma a questo punto chi è che crede e chi è che vuole? A lungo andare la discrepanza tra questi due distinti agglomerati di concetti si fa sentire e ci ammaliamo.

In superficie sembrerà che la nostra vita scorra abbastanza linearmente, senza intoppi, ma ben presto cominciamo ad avvertire un malessere interiore che nei casi peggiori sfocia nella depressione. Un processo mentale, questo, molto doloroso che può arrivare a scardinare nelle fondamenta la nostra vita sentimentale e lavorativa.

  • Secondo passaggio: autocontrollo per comprendere quello in cui credi, i tuoi sogni più profondi e fidarti di quello che provi.

    Qindi il consiglio che mi sento di darti è quello di riflettere accuratamente su quello in cui credi, per riprogrammare il modo in cui il tuo cervello organizza i modelli di pensiero.

Dovrai cercare di scardinare i sistemi di valore indotti da quelle entità di cui ti ho parlato  nei paragrafi precedenti e che non sono in linea con le tue credenze più radicate.

Potrai farlo più agevolmente se ti allontanerai dalla fruizione quotidiana di quelle fonti di informazione dissonanti. Dopo di che potrai provare ad  immaginarti un nuovo percorso coerente con te stesso. Un insieme di obbiettivi che tu possa proiettare nel prossimo futuro.

  • Terzo passaggio: agisci.

    Dopo di chè, tenendo sempre presenti gli obbiettivi che ti sei prefissato, agisci per avvicinarti ad essi giorno dopo giorno, confidando nella potenza dirompente del tuo cervello.

Dopo questa riprogrammazione cerebrale tutto quello che farai ti darà gioia. Ogni cosa che sperimenterai quotidianamente, essendo in linea con le tue passioni, ti procurerà soddisfazione sia sul lavoro che nella vita affettiva, e la rinnovata energia che metterai in campo ti porterà nel tempo verso il successo sperasto.

In definitiva possiamo riassumere tutto quello che abbiamo detto con una frase: capisci che sei per poi diventare effettivamente chi sei!

Le nefaste conseguenze di un approccio al lavoro e più in generale alla vita che non tenga conto del percorso quì  indicato  porta a conseguenze dolorose come quelle che abbiamo già trattato nel post di questo blog intitolato L’URLO .

Per concludere ti invito a seguire il video pubblicato dal canale TED (uno dei migliori media di divulgazione esistenti su internet) che parla di tre passaggi per cambiare la tua vita. Non perderlo, è spettacolare.

Qualora lo seguirai utilizzando un computer potrai attivare i sottotitoli in lingua e, volendo, la traduzione simultanea in italiano manovrando la rotellina delle impostazioni. Sugli smartphon invece puoi scegliere la lingua dei sottotitoli ma l’italiano non è disponibile.  Buona visione.

L’AUTUNNO ARRIVA LEGGERO COME UN ATTO D’AMORE

 

 

 

 

 

 

L’autunno arriva leggero come un atto d’amore.  Manca un giorno all’equinozio, che è appunto domani domenica 23 settembre 2018 palesandosi esattamente alle 03:54 ora italiana, e l’autunno ci viene incontro alla velocità di 1670 km orari perché  è a questa velocità che stiamo girando  intorno all’asse terrestre per ritrovarci tutti  domani al nuovo sorgere del sole.

Roba da farci girare la testa se solo avessimo dei punti di riferimento posizionati fuori dalla terra a distanza regolare l’uno dall’altro, non ti pare? Immagina per un attimo di stare in sella al tuo cavallino di legno sopra una giostrina e che d’un tratto gli ingranaggi che ne regolano il movimento rotatorio, per magia, imprimano a tutto il meccanismo la stessa velocità a cui la terra gira su se stessa.

Come minimo devi abbracciare con forza il collo dell’animale se non vuoi essere sbalzato fuori dalla forza centrifuga. Ma tranquillo, come vedi l’autunno sta arrivando però non ci butterà fuori dalla giostra, n’è cadremo a terra nonostante non ci sia intorno a noi il collo di un cavallino a cui attaccarci.

– La caduta.

Tuttalpiù a terra ci andranno a finire le foglie degli alberi perché avranno finito il loro ciclo vitale, dopo avere perso la clorofilla avranno cominciato a seccarsi e ingiallire, fino al punto che anche il picciolo che le tiene unite al ramo si seccherà ed alla prima folata di vento le foglie si staccheranno e andranno giù.

Dal punto di vista della foglia questa caduta autunnale potrà sembrarti una specie di morte o se vuoi un vero e proprio fallimento. Fino a poco prima lei era lì sul ramo, flessibile rispetto ai flussi d’aria, ma solida in tutto il suo verde splendore e ci proteggeva dalla calura con la  rinfrescante ombra che proiettava a terra.

Poi arriva l’autunno con la sua inevitabile mesta caduta. Ma se cambi il tuo punto di vista, e guardi la situazione nell’ottica dei cicli della vita, allora ti accorgi che cadendo la foglia concima il terreno sottostante ed aiuta l’albero a prepararsi per un’altra stagione. Quella che, superati i rigori dell’inverno, gli permetterà di rigenerare nuove foglie in primavera.

Tutto questo per dirti di non scoraggiarti di fronte ai fallimenti a cui è possibile che tu vada incontro durante il tuo cammino in questa vita. Detto per inciso non sto augurandoti di incontrare difficoltà ad ogni costo, ma non è detto che troverai la tua strada al primo colpo.

Magari inciamperai in qualche impresa che non andrà come auspicavi, e cadrai, ti farai male, ma è nell’ordine delle cose. La verità è che cresciamo, è vero, ma dentro di noi il bambino (per fortuna) persiste e come i bambini impariamo a stare al mondo sulle nostre gambe inciampando, cadendo e sbucciandoci le ginocchia.

– La rinascita.

Ma come il bambino tu ti rialzerai e con passo magari malfermo riprenderai ad avanzare. L’importante è non avere paura di cadere, non avere paura del dolore, in una parola non avere paura di avere paura. Siamo nati per progredire imparando anche dai nostri stessi errori, e lo  faremo fino all’ultimo dei giorni di cui è fatto questo nostro affascinante viaggio sulla terra.

Buon cammino amico/a mio/a. Ti lascio con un omaggio canoro. Che la mia  voce  possa introdurti con affetto verso l’autunno che arriva.

SAN FRANCISCO NON CAPIVA LE SUE STRADE

 

 

 

 

San Francisco non capiva le sue strade perchè a volte salivano altre scendevano, al punto che sembrava non sapessero dove andare, che per delle strade è un pò il colmo.

Il loro su e giù le faceva somigliare a tante gobbe di cammello difficili da percorrere perchè quando scendevi scendevi ma in quanto a salire era dura. Per questo erano solcate dai binari del tram, per rendere il saliscendi abbordabile senza che ti venisse l’asma ogni volta.

Pure lei SAN FRANCISCO sconsigliava la bicicletta a meno che tu non fossi Fausto Coppi, che per salire lui si che saliva, saliva eccome, e quando si trattava di scendere non si lasciava pregare. Voglio dire non è che dovevi metterti a mani giunte per convincerlo. No, affatto.

Se vedeva una discesa lui abbassava le mani sulla curva del manubrio, inclinava la testa verso il basso per fendere meglio l’aria e si buttava giù a manetta. Unica precauzione qualche foglio di giornale sotto la maglietta a mezze maniche perchè a quella velocità potevi prenderti la bronchite.

Poi lo sappiamo  tutti che è stato sfortunato perché ha preso in pieno una zanzara quella volta che andò in Africa e da lì non s’è più ripreso. Magari se restava a fare su e giù per le strade di SAN FRANCISCO si salvava.

Chissà se pure il suo rivale ha macinato chilometri sulle gobbe di SAN FRANCISCO. Ma si avete capito quello dal naso triste come una salita e gli occhi allegri da italiano in gita. Quello per cui gli uomini pur di vederlo spuntare dalla curva aspettavano imperterriti sullo stradone impolverato, incuranti dell’invito al cine fatto dalle fidanzate tanto da esclamare “vai, al cine vacci tu!” Si lo so, altri tempi, altri uomini.

A noi non resta che prendere il tram, stando attenti che non si chiami desiderio perchè a quel punto son cavoli amari. Si perché il desiderio da solo non basta. Se desideri un tipo di lavoro piuttosto che un altro devi essere certo che soddisfi un bisogno dell’utente tipo perchè altrimenti il “grano” non lo fai.

Non mi son mica dimenticato della ricerca che stiamo facendo assieme in questo blog. Ti posso rimandare ad uno dei miei post  precedenti per  ricordartelo qualora invece fosse sfuggito a te. Puoi andarti a leggere per esmpio quello che si intitolava, e si intitola ancora adesso (perchè non gli ho cambiato titolo), “MIGRANTI NELLA TEMPESTA  .

Ovvero tu puoi anche andare su e giù per le gobbe di SAN FRANCISCO ma prima o poi devi pur trovarlo uno straccio di lavoro adatto a te. Un lavoro che non ti faccia sentire un imbecille che mette timbri senza senso in un ufficio dove il timbro serve a farti muovere il braccio e poi in sequenza l’avambraccio e la mano fino a imprimere sulla carta uno sbuffo d’inchiostro sbiadito che autorizzi qualcun altro a ricevere una prestazione che in assenza di quell’inchiostro non sarebbe stata erogata.

Ecco, non sono  uscito fuori di senno, ce l’ho ancora bene in mente di cosa parla il mio blog, non fosse altro per il fatto che è il mio. Magari il saliscendi sulle gobbe mi ha fatto venire l’asma ché io ci soffro proprio di fiato corto fin da quando ero bambino, e anche adesso che è passato tanto tempo ci soffro ancora.

Forse perché io stesso, che voglio insegnare agli altri a trovare la collocazione giusta in questo mondo, non ho ancora trovato la mia. Ma puoi sempre imparare dai miei fallimenti. Ti basterà fare esattamente il contrario di quello che ho fatto io e sei a posto. Perché l’avrai capito anche tu che mi piace scrivere, altrimenti non mi sarebbe venuta in mente tutta questa storia di SAN FRANCISCO che non capiva le sue strade.

Ma è una cosa non monetizzabile, a meno che non mi dimostri il contrario. Ecco, facciamo una cosa, se pensi che invece sia monetizzabile ti invito a chiedermi via mail il numero  iban del mio conto corrente bancario per poi mandarmi un bonifico a tua scelta. Il prezzo di questo  post lo decidi tu.

Se invece sei d’acccordo con me sulla sua impossibiltà di generare reddito allora, quanto meno lascia un commento qui sotto, oppure condividi questo articolo sull’account che hai sul tuo social network preferito, così magari qualcun altro  me lo chiede l’iban via mail e ci smentisce entrambi per la gioia delle mie tasche. Mi auguro che questo post buon pro ti faccia.

MARKETERS WORLD

Il convegno “MARKETERS WORLD” si sta avviando verso la conclusione. Sto scrivendo durante la pausa pranzo del secondo e ultimo giorno di questa convention. È il 16 settembre 2018 e questa data rimarra’ impressa nella mia memoria.

– La location.

Il palazzo dei congressi di Riccione è una struttura imponente, molto capiente (noi qui siamo in mille), con poltroncine rosse nuovissime e molto comode, un palco enorme e un servizio audio e luci da capogiro. Qui si sono dati appuntamento utenti dei corsi della comunità di marketing creata da Dario Vignali, il giovanissimo imprenditore che la rivista Forbes ha indicato come uno dei più influenti tra i giovani imprenditori italiani nell’economia digitale.

– I valori.

E’ stata l’occasione per veicolare ancora una volta i valori della comunità MARKETERS fatti di collaborazione digitale in rete, scambio di best practice riguardanti il mare magnum della comunicazione online, lo spirito di autoimprenditorialita’ con la preferenza del lavoro in remoto anziche’ la vita d’ufficio, la diffusione di processi elettronici per introdursi nel mondo del business digitale.

-Gli utenti.

Già al primo impatto si respira un’aria di affiatamento e condivisione emotiva, e soprattutto non c’è posto per la fuffa che gira spesso su internet. Qui c’è spazio solo per contenuti concreti e verificabili. Io sono uno dei pochissimi matusa presenti. L’età media va dai 20 anni ai 35. Quando sale sul palco Dario Vignali è un vero tripudio. Ognuno qui dentro è ben consapevole di quanto valore, in termini di formazione, ha ricevuto da lui e da tutto il suo team.

Il pubblico è fatto da ragazzi e ragazze variopinti, ganzi, ma disciplinati all’inverosimile. Tutti si sottopongono a file ed attese senza scomporsi, con la capacità di restare concentrati e partecipi in questa sala enorme dalle nove di mattina alle otto di sera con brevi pause. E tutti, dico tutti, rientrano al proprio posto puntualmente.

-Stessi interessi e stessa disciplina.

Se la pausa è di dieci minuti al decimo minuto si ricomincia, e nessuno disturba la prosecuzione dell’evento ritornando in ritardo. Uno dei valori della comunità è appunto la disciplina interiore finalizzata al raggiungimento del risultato ultimo: riuscire a raggiungere la libertà economica sfruttando le opportunità che l’economia digitale offre ai Nerd.

Questi sono una elite di persone che hanno acquisito la capacità di utilizzare internet e gli algoritmi dei social media per offrire servizi in rete. Si va dal drop shipping all’e-commerce, dall’affiliate market ai corsi di formazione online. Tutta gente che sa come eseguire un webinar, una campagna pubblicitaria su Facebook o Instagram, manovra con abilità i video digitali utilizzando varie piattaforme, è capace di scrivere articoli corretti dal punto di vista grammaticale e in grado di solleticare le emozioni degli utenti, sena dimenticare le regole basilari della SEO.

– Visibilità in rete.

Perché il mantra è farsi beccare nella prima pagina di Google e raggiungere numeri di condivisioni in rete da paura, per poi monetizzare queste abilità. La parola più usata è scalare, ovvero riuscire a creare sequenze di lavoro riproducibili enne volte, in modo che portino ai loro ideatori utenti e “grano” a volontà.

Sul palco si susseguono personaggi di successo del settore che raccontano la propria storia affinché gli ospiti in sala possano ispirarsi, imparando dai loro successi e dai loro fallimenti. Poi quando l’enorme Luca Mastella, l’ultimo arrivato dei soci di Marketers, comincia a spiegare le complesse strategie dei FUNNEL per l’acquisizione online dei clienti il silenzio in aula si taglia col coltello. Tutti prendono appunti sul blocco notes consegnato in sede di registrazione al convegno.

– Boom!

Di tanto in tanto qualche urlo liberatorio e molti applausi nei momenti topici. Qui tutti sanno cosa è una Landing Page, una mail di prelancio, la pagina di ringraziamento, il dono di processi digitali utili (il cosiddetto valore) e gli approfondimenti a pagamento, la costruzione di comunità per lo scambio delle esperienze e dei tool. Ma non vola una mosca perché la possibilità di arrivare al successo dipende dalla cura del dettaglio, dalla precisione meticolosa delle migliori sequenze di azioni strategiche, fino ad arrivare a quello che qui per tutti è il BOOM! 💣💣💣

L’URLO

ULTIMAMENTE HO DEDICATO DIVERSI ARTICOLI SULL’IMPORTANZA DI  CERCARE LA PROPRIA  STRADA NEL MONDO DEL LAVORO PARTENDO DALL’ANALISI DELLE PROPRIE PASSIONI E A MOLTI SARA’ SEMBRATA UNA SORTA DI STRANA OSSESSIONE PERCHE’ IN GENERE SI E’ PORTATI A SPOSTARE IL FOCUS SULLA CAPACITA’ CHE UN DETERMINATO LAVORO ABBIA DI GENERARE O MENO REDDITO EBBENE VORREI APPROFITTARE DI QUESTO SPAZIO PER CHIARIRE CHE LA PREOCCUPAZIONE RISPETTO A QUELLO CHE POSSIAMO DEFINIRE IL MAKE MONEY NON MI E’ AFFATTO ESTRANEA MA SONO CONVINTO CHE QUESTO AMBITO DEBBA ESSERE INDAGATO SOLTANTO DOPO AVERE RISPOSTO ALLA DOMANDA CRUCIALE DI COSA IO VOGLIO FARE CHI VOGLIO ESSERE  E ORA TI STARAI CHIEDENDO PERCHE’  MAI IO STIA SCRIVENDO SENZA PUNTEGGIATURA E USANDO ADDIRITTURA LE MAIUSCOLE COSA QUESTA CHE NELLA SCRITTURA SU UNTERNET CORRISPONDE AD UNA VERA E PROPRIA PROVOCAZIONE ALLORA TI RISPONDO DICENDO CHE SE SEI ARRIVATIO FINO QUI TI SARAI ACCORTO CHE DOPO UN PO RIESCI A DOSARE LE  PAUSE DI LETTURA DA SOLO MENTRE PER ME TRALASCIARE LA PREOCCUPAZIONE PER LA PUNTEGGIATURA SIGNIFICA AVERE PIU’ SPAZIO PER CONCENTRARMI SU QUELLO CHE HO DA DIRTI QUANTO INVECE ALLE MAIUSCOLE TI RIMANDO AL TITOLO DI QUESTO ARTICOLO LEGGILO E CAPIRAI IL PERCHE’ MA FINITA QUESTA DIGRESSIONE TORNIAMO AL NOCCIOLO  DEL MIO  DISCORSO DI OGGI CHE E’ RIVOLTO SOPRATTUTTO AI GIOVANI CHE SI TROVANO NELLA FASE IN CUI DEVONO DECIDERE QUALE STRADA INTRAPRENDERE EBBENE IL CONSIGLIO CHE QUI VOGLIO ANCORA UNA VOLTA RIBADIRE E’ CHE SI CONCENTRINO A FONDO E CON DEDIZIONE AD INDAGARE LE VERE ASPIRAZIONI PERSONALI CHE EMERGONO DAL PROFONDO DI SE STESSI PERCHE’ LA VITA NON FA SCONTI A NESSUNO IL RISCHIO E’ QUELLO DI PRENDERE DECISIONI SULLA STRADA DA INTRAPRENDERE CON TROPPA SUPERFICIALITA’ PER RITROVARSI IN ETA’ ADULTA AD AVER CREATO SEMPLICEMENTE UN AVATAR ANZICHE’ UNA PERSONA EFFETTIVAMENTE REALIZZATA VEDI SI PARLA MOLTO IN QUESTO PERIODO DELL’INVASIONE DELL’ALTRO CHE ARRIVA SUL NOSTRO TERRITORIO DAL MARE SU BARCONI MALFERMI E CHE VIENE A MINACCIARE IL NOSTRO WAY OF LIFE MA A VOLTE SIAMO NOI STESSI CON LE NOSTRE DECISIONI SBAGLIATE NON FUNZIONALI AI NOSTRI INTERESSI PIU’ PROFONDI A CREARE L’ALTRO A CREARE CIOE’  DI NOI STESSI UN ALTRO CHE NON RICONOSCIAMO PIU’ LO SO CHE DETTA COSI POTREBBE SEMBRARTI UNA COSA ABBASTANZA FUMOSA MA ASCOLTA CON ATTENZIONE IL VIDEORACCONTO CHE HO INSERITO QUI SOTTO E SONO SICURO CHE CAPIRAI E SCUSAMI PER LA DRAMMATICITA’ CHE EMANA DAL VIDEO MA SPERO CHE DOPO IL SUO ASCOLTO TI SARA’ PIU’ CHIARO IL MIO DISCORSO

Il desiderio e il sacrificio

Oggi vorrei parlare di cue concetti cardine che sperimentiamo tutti nella vita di tutti i giorni: il desiderio e il sacrificio. Per farlo prendo spunto dalle tre metamorfosi che ci suggerisce  Nietzsche in “Così parlò Zarathustra”.

– La prima immagine: il cammello.

In quanto animale da soma esso non fa che caricarsi  di pesi e trasportarli per altri attraversando il deserto, con assoluta obbedienza venerando in silenzio questo suo compito.

– La seconda immagine: il leone.

Durante il cammino il cammello si trasforma in leone che combatte contro il “tu devi”  di quando era un cammello, contro l’affermazione del drago secondo cui tutti i valori sono stati già creati e non c’è spazio per altri nuovi.

Il compito del leone, dunque, è combattere contro questa pretesa assolutistica di staticità funerea e preparare con il suo strappo l’affermazione dell'”io voglio” di cui esso non è ancora  capace.

– La terza immagine: il fanciullo.

Spetterà al fanciullo, attraverso la sua innocenza e la sua capacità di oblio, generare il nuovo inizio  il sacro gioco di dire si alla vita.
Ecco, a mio avviso, la molla che sottende le metamorfosi descritte da Nietzsche è proprio il desiderio. La voglia di altro che ci fa protendere verso il nuovo con forza trasformatrice.

– Il fine.

E il fine non è la conquista dell’oggetto del desiderio, che non è mai catturabile per davvero pena la sua morte, ma è appunto la tensione emotiva che ci muove verso l’oggetto desiderato. Insomma il fine è la continua metamorfosi che ci accompagna in questo nostro viaggio dentro l’esistenza.

– Opzioni possibili tra le catene del vecchio e il desiderio del nuovo.

Se ciò è vero in generale per la  vita, lo è ancor più nel mondo del lavoro, dove possiamo scegliere il compito del cammello e portare i pesi di una funzione che obbedisca all’etica del sacrificio, riconoscendoci completamente nell’assoluto del “dovere” senza se e senza ma.

Oppure possiamo dare uno strappo alle nostre catene, in qualche modo rassicuranti, e spinti appunto dal desiderio di una condizione nuova e migliore ci mettiamo alla ricerca di una strada propria, calibrata sulle nostre aspirazioni più profonde e i nostri talenti.

Ed è in questa ricerca portata avanti con la forza, la determinazione e la perseveranza del leone, che può apparire in noi il fanciullo che si permetta il lusso del gioco nel ruolo professionale adatto a noi. Un ruolo che sarà gestito con energia, eccitazione e gioia  perché corrisponde esattamente alle nostre esigenze e alle nostre capacità più profonde.
Insomma è come nel rapporto amoroso, dove il desiderio è la forza inconscia che ci precede e che è impossibile governare. Nel lavoro non dobbiamo cercare il punto “g” capace di generare estasi o il “viagra” che prometta prolungata penetrazione dei mercati.

Non esistono pulsanti o trovate chimiche in grado di darci il successo. L’unica legge che funzioni è quella dell’attrazione provata per un determinato ruolo, conquistato sulle ali del desiderio che induce in noi l’azione necessaria per colmare il “gap” che avvertiamo.

Vi lascio con una mia performance canora come viatico per il vostro luminoso futuro.
Buona metamorfosi a tutti.

Umanesimo e tecnologia

 

 

 

 

 

In questo articolo, in cui parlo dei concetti di umanesimo e tecnologia, vorrei chiarire meglio alcune mie convinzioni rispetto al mondo digitale. Ognuno di noi sperimenta quotidianamente quanta parte delle nostre giornate venga assorbita dal nostro smartphone o dal nostro computer. I visionari ingegneri della Silicon Valley ci hanno messo a disposizione hardware e software sempre più sofisticati da maneggiare con assoluta facilità, al punto che essi sono diventati delle vere e proprie protesi del nostro corpo.

I vantaggi sono molteplici, dalla possibilità di espressione del proprio pensiero messo in grado di raggiungere all’istante centinaia, migliaia e a volte milioni di contatti, alla facilità di trovare archiviate in rete tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. Dall’altra non possiamo non notare alcune problematiche che mettono in crisi la stessa concezione dell’umano. La realtà aumentata a cui accediamo attraverso queste nostre protesi elettroniche è sempre più permeata da quello che definirei il fattore “economicus”, in altre parole dalla dimensione utilitaristica.

Passiamo la maggior parte del nostro tempo a far scorrere i nostri pollici sullo schermo del cellulare rincorrendo notifiche di ogni genere dai social network, che si sono infilati anche nella nostra posta elettronica. Questo ci induce ad espandere a dismisura la mera esecuzione di processi logico-matematici e l’acquisto di prodotti e servizi online.

Ciò va a discapito della familiarità con il mondo della cultura, la sola in grado di trasmetterci oltre che la grazia della creatività di natura umanistica anche la capacità di mantenere uno sguardo critico e intelligente sulla realtà. L’uomo e la donna “smartphonizzati” tendono all’assuefazione acritica al consumo dettata dal generalizzato livellamento culturale verso il basso.

Non sono incline a vedere in tutto questo un progetto premeditato tendente ad instupidire le masse per meglio governarle, ma piuttosto una conseguenza dettata dall’origine della rivoluzione digitale tutta in mano ad ingegneri con grande creatività ed intelligenza di tipo tecnologico, ma con enormi deficit nella sfera culturale.

Uno degli effetti più lampanti che ognuno può constatare nella vita di tutti i giorni è l’impoverimento drammatico della proprietà di linguaggio. Sempre più nella comunicazione interpersonale ci si avvale di un numero di vocaboli ristrettissimo e questo riduce notevolmente la possibilità di accedere al pensiero profondo. Ne deriva l’impossibilità  di acquisire uno sguardo più ampio sul mondo, inducendoci ad una drastica semplificazione della realtà di cui ci sfugge la sua ricchezza e complessità.

Non siamo più in grado di decifrarla e così cominciamo a ragionare per slogan semplicistici, senza sfumature, dove è tutto bianco o tutto nero. Per cui le cose sono o del tutto buone o del tutto cattive, ma se questa semplificazione viene portata alle estreme conseguenze ecco che abbiamo la sensazione di venire sempre più a contatto con presenze appunto cattive, tendenzialmente pericolose, che possono aggredire noi stessi e i nostri interessi. Da qui la necessità di figure bellicose che ci diano la sensazione di venire difesi da queste aggressioni esterne.

Allora l’unico modo per scardinare questo circolo vizioso è quello di continuare a manovrare la tecnologia digitale, ma innestandovi tutta la cultura millenaria di cui l’Italia e l’Europa sono tutt’ora custodi. La creatività umanistica deve mescolarsi con quella tecnologica  per scongiurare la nostra mutazione in androidi senza alcuna capacità di empatia, sentimento, emozioni.

E’ anche per questo che i nostri giovani che maneggiano con facilità gli strumenti elettronici di questa nostra vita attuale che somiglia sempre più al mondo dei video game, devono riappropriarsi della cultura umanistica se non vogliono finire a parlare soltanto di marketing, funnel, pubblicità e algoritmi, magari con un linguaggio da giungla digitale in cui ci si rapporterà con allocuzioni regressive del tipo “Io Tarzan tu Jane”.

E’ tempo quindi che ognuno di noi si impegni ad attivare questo benefico processo  di ibridazione tra umanesimo e tecnologia digitale, pena l’estinzione degli esseri umani come li abbiamo conosciuti fino ad oggi. Ora voglio lasciarvi con la lettura di uno degli incipit più belli del romanzo moderno: l’inizio dell’Ulisse di James Joyce. Un misto di grazia, baldanza, teatralità e ricchezza di linguaggio che nessun algoritmo potrà mai eguagliare. Buon ascolto.

Permettetemi un’ultima frase: “Se la scienza e la tecnica sono portatrici di progresso, è la bellezza a riempirlo di senso.”
P.S. Dopo la pubblicazione di questo articolo mi sono imbattuto in un video del vecchio Marco Montemagno (che adoro) che parla  del lavoro del futuro . Ero al bar che consumavo il mio cappuccino con doppia dose di caffè per schiarire la  mente ancora annebbiata dal sonno, quando mi arriva sul cellulare la notifica del suo video.

Non ho saputo resistere. Ho riaperto l’articolo per infilarci in chiusura la sua pillola di riflessioni come al solito imperdibile. Ora non avete scampo … ve la cibate!

L’importanza di sapere l’Inglese

 

Oggi voglio parlarti dell’importanza di sapere l’Inglese. A proposito, tu come te la cavi con questa lingua? Non si dovrebbe mai iniziare un post con una domanda perché, siccome non si è ancora instaurato un clima di confidenza e complicità tra chi scrive e chi legge, a seconda dell’umore del lettore questi potrebbe risponderti anche con un’altra domanda: << Cosa ti importa? >>

Magari a te non è venuta in mente questa domanda impertinente, ma non voglio esimermi dal dare comunque una risposta. Eccola: << Because I care about you.>>

– Squilibrio tra percorsi formativi e collocamento sul mercato.

Mi spiego meglio. Io faccio il consulente del lavoro dal 1988 e mi occupo quotidianamente degli aspetti giuridici, amministrativi, fiscali e previdenziali che girano intorno ai rapporti di lavoro per conto delle aziende mie clienti.

Mi capita spesso di vedere giovani in possesso di validi titoli candidarsi a posti di lavoro di carattere operativo molto al di sotto rispetto ai loro percorsi formativi, e sovente in settori completamente diversi rispetto alla loro carriera di studenti.

Ciò avviene a causa della grave crisi economica che attraversiamo, che scarica il suo peso maggiormente sulle giovani generazioni. Poiché le ragioni di tale crisi divenuta ormai strutturale sono di natura globale, avremmo bisogno di nuove istituzioni internazionali in grado di affrontare le questioni sul tappeto e modificarne gli effetti con nuove e più democratiche regole del gioco.

Ma all’orizzonte attuale non si vedono uomini politici all’altezza per spingere il cambiamento nel senso qui da me auspicato. Perciò l’individuo è chiamato a rimboccarsi le maniche e a trovare delle soluzioni accettabili per cambiare in meglio la propria vita.

Siccome sono consapevole di parlare di una lotta durissima per la sopravvivenza, mi rendo conto che le persone incontrano notevoli difficoltà nello strutturare degnamente un proprio progetto di vita. E soprattutto quelli di loro che hanno meno esperienza.

– Obiettivi di questo blog.

E’ per questo che mi sono deciso a creare questo blog, con l’intento di offrire qualche strumento in più a quanti vorranno utilizzarli per una crescita personale. Ma anche io sono un individuo, e siccome sono convinto che da soli non si va da nessuna parte, nella ricerca di tali strumenti mi faccio aiutare da persone in gamba che incontro durante il mio personale “cammino”.

Tornando all’Inglese voglio dirti che ci sono due binari nella vita:  uno morto, per quelli che non sanno l’Inglese, e un altro ad alta velocità percorso da chi parla e scrive la lingua Inglese fluentemente.

Ciò vale sia per quelli che decidono di trasferirsi fuori dall’Italia sia per quelli che vorranno rimanere. Ormai anche da noi non basta più avere delle abilità in un settore piuttosto che in un altro, perché le prestazioni che saranno richieste ai giovani lavoratori conterranno sempre più l’utilizzo dell’Inglese a causa della globalizzazione. Perciò, al di la del progetto a cui stai pensando, ti esorto a studiare a fondo la lingua Inglese perché ne va del tuo futuro. O sai l’Inglese o sei fuori!

– Facilitatori.

A proposito delle persone in gamba a cui mi rivolgo, come ti ho accennato sopra, voglio presentarti un uomo speciale. Lui si chiama Andrea Giuliodori ed è il fondatore del sito “Efficacemente” che si interessa di crescita personale ed è uno dei massimi influencer del settore. Ti parlo di lui perché ho trovato sul suo sito un corso di  formazione online  per imparare la lingua Inglese, di cui apprezzo molto sia la qualità generale che il metodo adottato.

Voglio quindi metterti in grado di dare un’occhiata al suo corso mandandoti sulla sua pagina internet. Alla fine del suo articolo su come imparare la lingua Inglese troverai un link per fare il test di ingresso, che ti permetterà di accedere ad alcune lezioni gratuite dopo le quali potrai decidere se iscriverti o meno al corso.

Un’ultima raccomandazione, non tergiversare, fai il test. Ti richiederà soltanto pochi minuti, ma vedi … potrebbe essere il tuo modo per cominciare a cambiare in meglio la tua vita. Rifletti, non c’è più molto tempo per continuare a procrastinare. Come dice James Senese nella canzone che inserisco qui sotto ” E’ fernut’ ‘o tiempo”. Sotto il video trovi il link che ti condurrà al test. Mi aspetto che tu vada a vedere di cosa si tratta.

Ti faccio i miei migliori auguri per il tuo futuro.

Yes! Inglese

Come trovare la propria strada

Trovare la propria strada nella vita non è una cosa semplice, a cui si possa arrivare con qualche stratagemma miracoloso. Occorre un lavoro di lunga lena, è una ricerca interiore che incapperà in diversi ostacoli, fraintendimenti, fallimenti, per poi ricominciare ostinatamente fino a trovare il bandolo della matassa. Però possiamo immaginare un metodo che possa sostenere questa ricerca.

Nel mio articolo del 30 agosto 2018 intitolato “MIGRANTI NELLA TEMPESTA” ho già avuto modo di parlare della necessità di trovare un percorso di crescita personale per definire il nostro modo di stare al mondo, di creare un’attività che dia il sostentamento economico di cui abbiamo bisogno, ragionando intorno alle nostre passioni. Non mi ripeterò sui motivi che ci impongono una scelta di questo tipo perché ne ho già parlato nell’articolo sopra citato, in cui elencavo soprattutto spinte provenienti dai meccanismi macroeconomici legati alla globalizzazione e alla velocissima rivoluzione industriale nell’ambito del mondo digitale e della robotica.

Quello che voglio fare oggi è invece iniziare un percorso insieme che ci faccia ragionare in modo approfondito su quali siano le nostre passioni e quali i modi possibili per far leva su di esse e organizzare un business di successo.

Ne parlavo ieri sera con Maurizio. Lo faccio spesso quando ho qualche pensiero che non mi fa dormire.  Io e Maurizio ci conosciamo da molto tempo, non vi rivelo da quanto per una questione di riservatezza nei suoi confronti, vi basti sapere che si tratta di tanti anni. Troppi. … Comunque vi riporto di seguito la nostra conversazione.

Maurizio: << Ma in pratica come facciamo ad individuare le nostre passioni? >>
Maurizio: << Beh, … basta imparare a guardarsi dentro. Tutto quello che dobbiamo fare è richiamare alla memoria le cose che ci fanno stare bene quando le facciamo e poi, tra queste, riconoscere quelle in cui riusciamo meglio. >>
Maurizio: << Puoi essere più esplicito? >>
Maurizio: << Ecco … per esempio se mi chiedi di svolgere un problema di matematica, fosse anche quello più semplice del tipo … la mamma va al mercato e compra 10 uova, poi strada facendo gliene cadono due … ecc. ecc., ebbene io vorrei tagliarmi le vene piuttosto che provare a risolverlo. Invece se mi chiedi di scrivere  il resoconto di una riunione di lavoro, piuttosto che descrivere un tramonto o inventare di sana pianta il dialogo tra un uomo e una donna che si incontrano per caso in un bar, per me è una pacchia. Non solo mi viene facile, ma la qualità del risultato so già che sarà molto alta. E la cosa che più conta nel farlo è che proverò una gioia incredibile. Hai capito adesso? >>
Maurizio: << Si, adesso è più chiaro.  … Certo. … Però rimane l’altro problema. >>
Maurizio: << Quale? >>
Maurizio: << Una volta che ho capito quali sono le cose che mi appassionano, come faccio a trovare il modo di farle fruttare dal punto di vista economico? >>
Maurizio: << Ottima domanda. Per prima cosa devi cominciare a chiederti cosa potresti realizzare con quelle tue abilità. Ma è un lavoro da fare con calma, senza fretta. … Andiamo per ordine.
1) Devi pensarci per diversi giorni e ogni volta che ti viene un’idea devi annotarla da qualche parte, su un foglio di carta, un quaderno, o una pagina creata con un programma qualsiasi di videoscrittura. Vedrai che dopo alcuni giorni, se senti veramente ineludibile questo tuo cambiamento interiore al punto che ti spingere a trovare finalmente qualcosa di nuovo per te, allora avrai scritto una serie di possibili azioni da intraprendere.
2) Esaurite le possibili variabili devi ragionare a mente fredda, stando bene attento alle sensazioni che avvertirai passando in rassegna le varie ipotesi. Dovrai lasciarti andare, senza alcun irrigidimento mentale. Bisogna riprodurre la stessa sensazione mentale che provano le persone che hanno dimestichezza con l’acqua nel momento in cui fanno il morto a galla nel mare o in piscina. Insomma, la riflessione va fatta con la massima rilassatezza. … Dopo un po che stai pensando ti accorgerai che alcune ipotesi ti sembreranno deboli, mentre altre potrebbe sembrare che abbiano meno difetti e quindi, magari con degli aggiustamenti, potrebbero funzionare.
3) L’operazione descritta al punto 2) potrà dare dei risultati soltanto se impari a fidarti delle sensazioni che provi. Queste non sono altro che messaggi di repulsione o attrazione che ti provengono dall’inconscio, che ragiona sempre per il tuo benessere in base alle conoscenze e alle informazioni a disposizione in quel momento. Perciò dammi retta, lascia fare a lui. Fidati. … Fatto questo avrai scartato alcune ipotesi e te ne saranno rimaste altre. Bene, per ognuna di esse dovrai chiederti: con questo servizio o prodotto, posso risolvere dei problemi del mio cliente ipotetico? Se la risposta è si allora puoi passare al prossimo step.
4) Definisci in modo dettagliato il tuo cliente tipo. Se è maschio, femmina o entrambi i generi; quale è la fascia d’età che potrebbe essere interessata alla soluzione che stai ipotizzando, quale è la sua collocazione geografica, quali sono i lavori che svolge, quale è la sua fascia di reddito che gli possa permettere di comprare il tuo prodotto o servizio.
5) Cerca su internet i tuoi competitor per vedere come hanno organizzato un’idea uguale o simile alla tua. Valuta quali siano i loro punti di forza e quali i punti deboli. Verifica se è un campo di intervento inflazionato oppure c’è invece penuria di proposte sul mercato, domandandoti poi come potresti differenziarti per offrire qualcosa di veramente appetibile per il tuo consumatore tipo.
6) Chiediti infine quali sono le tue competenze attuali che ti possano permettere di portare avanti il tuo progetto e quali invece le competenze che ti mancano, per cominciare a cercare la giusta formazione che ti permetta di acquisirle al meglio.

Ma ora, prima di arrivare all’ultimo step vediamo cosa ne pensa Marco Montemagno, il Ping-YouTube-Pong degli influencer. Guarda come spacca. … Vai Monti!

7) Infine, prima di buttarti a capo fitto in un progetto vedi i percorsi che hanno fatto altri nel tuo campo o in campi limitrofi, per verificare le difficoltà che hanno incontrato e i modi in cui hanno superato i momenti difficili. Non bisogna peccare di presunzione perché dai fallimenti e dai successi degli altri che sono venuti prima di noi possiamo trovare delle lezioni utilissime, che potranno farci risparmiare tempo e danaro.

Ecco, questa è stata la nostra conversazione di ieri sera, dopo la quale ci siamo addormentati entrambi più sereni. Spero che ti sia stata utile per cominciare a chiarirti le idee.

Alla fine di questo articolo, però, mi sento di indicarti uno strumento utile per mettere in pratica lo step numero 7) che ti ho appena descritto. E’ un corso online dal titolo:
Marketers Book – Tutte le strategie dei migliori imprenditori digitali d’Italia in un unico libro!
Io l’ho seguito e ti posso garantire che è veramente utile. Se vuoi saperne di più clicca sul seguente link.

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Ultima considerazione: ma porca della miseriaccia, se questo articolo ha almeno alzato un pochino le tue antenne sull’argomento trattato, vuoi lasciarmi un tuo commento qui sotto per favore?! Grazie, e … alla prossima.