CONDIVIDERE L’ESISTENZA

– La condizione di partenza.

Immagina di essere il solo abitante del pianeta … non sarebbe angosciante? Per fortuna sei in compagnia di altri 7 miliardi e mezzo di persone che condividono con te il fantastico viaggio che è la vita. Quindi, se ci pensi bene, la condizione naturale di noi esseri umani è proprio condividere l’esistenza fin dal primo momento in cui “veniamo al mondo”.

Assodata questa condizione comune, ognuno di noi è unico e irripetibile. Proprio come uniche e irripetibili sono le sue caratteristiche e le sue esperienze. Ma la buona notizia è che abbiamo la possibilità di condividere con gli altri le nostre scoperte, in modo da favorire l’accesso alla conoscenza a tutti i nostri compagni di viaggio.

– Importanza della condivisione.

E questo vale per ogni cosa. Da come infilare un filo di cotone nella cruna di un ago ai risultati dello studio del DNA. Insomma è un dato di fatto così evidente da sembrare banale, ma l’unica cosa che ci permette di constatare con mano di non essere soli è proprio la condivisione della nostra esperienza con l’altro.

Oggi, nel mio piccolo, voglio condividere con te una delle eccellenze che ho sperimentato nel mio lavoro. Io mi occupo della gestione delle risorse umane e voglio parlarti di uno strumento che facilita notevolmente il mio compito ogni giorno.

– La mia esperienza.

Qualche anno fa un gruppo di imprese che si avvale della mia consulenza mi chiese di selezionare una modalità di gestione dei rapporti con i propri dipendenti che fosse semplice da usare, uniforme, con un’alta qualità di automazione dei processi di scambio di informazioni e di adempimento degli obblighi amministrativi, e che potesse adattarsi con elevata flessibilità alle concrete esigenze del gruppo in questione.

Questa occasione mi dette la possibilità di conoscere una piattaforma software che ha risposto esattamente alle richieste che quelle imprese mi avevano posto. E col passare del tempo ho avuto la conferma di avere fatto la scelta giusta.

– I benefici.

Appena i miei clienti si convinsero del servizio che avevo proposto ebbi la possibilità di farli incontrare con degli analisti che studiarono le loro esigenze, per poi costruire su misura per loro un sistema di rilevazione degli ingressi al lavoro dei propri dipendenti, in grado di generare un rapporto contabile mensile delle presenze integrato automaticamente con le applicazioni usate per la redazione della busta paga.

Inoltre, la piattaforma di cui ti sto parlando concede ad ogni dipendente di accedere al portale tramite un proprio account, per scaricare i documenti che lo riguardano nella tutela più assoluta della propria privacy, ed interagire con l’azienda per diverse questioni quali la richiesta di permessi e ferie, la domanda di assegni familiari, o la scelta del proprio piano di “welfare” ecc. .

Questa soluzione ha permesso alle aziende che seguo di automatizzare anche i percorsi di formazione del personale. Infatti, oltre ai tradizionali corsi in aula, è stato possibile implementare una serie di corsi online inseriti nella stessa piattaforma, permettendone l’accesso ai dipendenti tramite l’utilizzo del proprio computer o smartphone.

Il tutto integrato in un pacchetto software in grado di sviluppare report statistici raffinati, residente su un server dell’azienda capogruppo condiviso attraverso una rete intranet sicura e affidabile.

Non sono in alcun modo un venditore di pacchetti applicativi, nè ho accordi di commissioni da parte di aziende produttrici di software. Questo post non nasce per fare della pubblicità, ma se ti ha incuriosito questa mia esperienza professionale sarò felice di condividerne con te i dettagli, e darti l’opportunità di valutarne l’eventuale adattabilità nella tua realtà aziendale.

Per me è stato come scoprire un diamante, ma se lo lasciassi chiuso nel mio cassetto non avrei la possibilità di ammirarne la brillantezza. Preferisco di gran lunga condividerne lo splendore con chi sarà in grado di apprezzarlo.

Se vuoi saperne di più puoi chiedermi informazioni ulteriori al seguente indirizzo e-mail: mauriziorecchia@gmail.com

Auguro a tutti buon lavoro.

Creatività

– La parabola della creatività.

La creatività è un’attitudine mentale molto presente nel periodo dell’infanzia, e che in genere tende a diminuire notevolmente nell’età adulta.

I motivi di questa perdita progressiva, che avviene per la maggior parte delle persone, dipende da molti fattori quasi tutti riconducibili alla sfera sociale.

A partire dalla famiglia di origine, per passare alla scuola e poi alla sfera delle  amicizie e della società più allargata, il messaggio che circola più spesso è quello di fare affidamento più sulla razionalità e sulla concretezza per determinare le basi su cui costruire il proprio futuro.

– La creatività nei luoghi di lavoro.

Il sentimento dominante anche nei luoghi di lavoro rimanda quasi sempre alla necessità di disciplina nel prendere in carico delle operazioni da svolgere, per poi portarle a compimento in modo pedissequo rispetto agli ordini impartiti.

Questa compressione della capacità creativa diventa maggiore in tutti quei contesti in cui non viene creato un clima in cui i singoli si sentano liberi di esprimere il proprio pensiero, nel caso in cui questo possa essere divergente rispetto a quello della maggioranza del proprio team di lavoro.

– Creatività e innovazione.

Tale atteggiamento generalizzato determina una sensazione di maggior controllo della situazione e del business da parte dei manager aziendali, e scopre però il fianco nel settore della capacità di innovazione da parte delle imprese.

Ciò in quanto l’innovazione potrebbe arrivare anche da collaboratori che non svolgono ruoli nei reparti deputati in modo specifico alla ricerca e sviluppo aziendali, e però l’organizzazione  del processo produttivo non consente l’emergere di pensieri creativi in modo allargato.

La preclusione nei confronti della creatività diventa ancora più forte nei riguardi di un’ipotetica scelta di investimento lavorativo nel campo dell’arte. Essa viene stigmatizzata dai più come un’opzione poco affidabile, se non addirittura destinata a sicuro fallimento.

Ma per le persone che sono, loro malgrado, refrattarie alle pressioni sociali dissuasive rispetto all’attività creativa, sorge il serio problema di come gestire le spinte interiori provenienti da tale sfera, che richiedono la giusta attenzione rispetto alle attività cerebrali di carattere prettamente razionale.

– La necessità del pensiero divergente.

Se se ti va di approfondire il tema del pensiero creativo ti consiglio di vedere il video che riporto qui sotto, che parla di come sia possibile uscire dalla “scatola” della parte logico-razionale della mente, per sperimentare la propria creatività.

Il relatore, pur essendo italiano parla in Inglese, per cui puoi attivare i sottotitoli in Italiano tramite il pulsante a forma di ruota dentata posto nella parte bassa a destra, per poi cliccare su lingua Inglese e scegliere la traduzione automatica andando a selezionare “Italiano”.

– Quale equilibrio tra emisfero destro e sinistro del cervello?

L’ispirazione di trattare questo argomento mi è venuta da un test a cui mi sono sottoposto recentemente. Con mia sorpresa il test ha rivelato che uso con quasi identica percentuale sia l’emisfero sinistro del cervello ( predisposto alla gestione delle attività di calcolo e razionali) che quello destro (depositario delle funzioni di creatività, arte, immaginazione ecc.).

A questo punto ho compreso da dove derivino alcune mie attitudini che mi predispongono sia verso lavori in cui è richiesta logica, razionalità, concretezza ( ne è un esempio il mio post sul “Welfare aziendale” ) sia verso altre attività più prettamente creative.

Se sei curioso di andare a vedere quale sia una delle attività creative che bussano ogni giorno alla mia porta per avere più attenzione, puoi cliccare
su questo link.

 

 

WELFARE AZIENDALE

  • Definizione.

Il termine anglosassone “welfare” significa benessere, perciò per welfare aziendale potremmo intendere benessere aziendale. Nell’accezione corrente all’interno del mondo del lavoro si usa tale espressione per riferirsi ad un piano di erogazione di beni e servizi da parte di un’azienda nei confronti della generalità dei propri dipendenti, che si affianca alla normale remunerazione della prestazione di lavoro da essi effettuata, con la finalità di aumentarne il benessere e il coinvolgimento nella vita aziendale.

  • Destinatari.

    Lavoratori subordinati, quadri, dirigenti, collaboratori coordinati e continuativi ( compresi gli amministratori di società), e i rispettivi familiari.

  • Beni e servizi erogabili.

  • Opere e servizi resi a dipendenti e loro familiari ancorché non a cario per finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto. (Art. 51 comma 2 lett. f e Art. 100 c. 1 T.U.I.R.);

  • servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, (incluse le spese per libri di testo scolastici -trasporto scolastico-gite didattiche-visite di istruzione-altre iniziative del pianodi offerta formativa scolastica-servizi di baby-sitting) nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari. (Art. 51 comma 2 lett. f-bis );

  • servizi di assistenza ai familiari anziani (almeno 75 anni) o non autosufficienti indicati nell’articolo 12 del T.U.I.R. ( Art. 51 comma 2 lett. f-ter);

  •  contributi e i premi versati anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana (Art. 51 comma 2 lett. F-quater);

  • beni e servizi diveri dai precedenti per un importo annuo non superiore a Euro 258,23.

  • Presupposti per l’esenzione fiscale e contributiva.

    Il vantaggio di un piano di welfare aziendale risiede nel non assoggettamento a contributi (sia a carico dell’azienda che del dipendente) e a ritenute fiscali (a carico del lavoratore) dei beni e servizi rientranti nel paniere descritto nel paragrafo precedente. E’ richiesto tassativamente un accordo sindacale aziendale stipulato con rappresentanze sindacali rientranti tra i sindacati comparativamente più rappresentativi, oppure un regolamento aziendale deciso autonomamente dal datore di lavoro. In quest’ultimo caso esso deve garantire obblighi giuridici a carico del datore di lavoro, per un determinato periodo di tempo, non consentendo allo stesso datore di modificarne il contenuto all’interno della durata ivi prevista.

  • Generalità o categorie omogenee di dipendenti.

    Il piano welfare gode delle esenzioni qualora sia rivolto alla generlità o a categorie di dipendenti e cioè, per esempio, a tutti quelli di un certo livello, o di una certa qualifica, o di una certa anzianità aziendale o reparto, o addirittura appartenenti a una certa fascia di reddito annuale lordo (risposta ad interpello n. 954-1417/2016 Agenzia delle Entrate).

  • Welfare premiale.

    Va sottolineata la notevole innovazione introdotta dalla risposta dell’Agenzia all’interpello n. 904-794/2017 in cui si afferma che i benefici fiscali non vengono meno qualora il credito welfare, di uguale valore di partenza nell’ambito della stessa categoria omogenea considerata, sia poi diversificato tra i dipendenti all’interno di essa in funzione del grado di raggiungimento di determinati obiettivi individuali stabiliti in precedenza. Ciò fa venir meno l’interesse all’utilizzo dei premi di risultato, in quanto questi ultimi sono imponibili ai fini contributivi e scontano la ritenuta IRPEF sostitutiva del 10% e sono soggetti alla stipula di un contratto sindacale aziendale. Nel welfare premiale, invece, l’esenzione è integrale e può essere istituito più semplicemente dal regolamento aziendale deciso dal datore di lavoro. Ovviamente l’incentivo non può essere erogato in forma monetaria bensì nei beni e servizi sopra indicati.

  • Deducibilità e detrabilità.

    Il costo sostenuto dall’azienda per l’acquisto dei beni e servizi oggetto di welfare sono integralmente deducibili fiscalmente ai fini del calcolo del reddito annuale imponibile. Per quanto riguarda invece la detraibilità dell’IVA su essi pagata l’Agenzia delle Entrate si è espressa negativamente con la risposta all’interpello n. 904-603/2017, mentre la sentenza n. 22332/2018 della Corte di Cassazione ne ha stabilito la detraibilità perché tali spese rientrano tra i costi generali sostenuti dal datore di lavoro per la sua impresa, grazie anche alle indicazioni della Corte di Giustizia Europea contenute nella sentenza del 18/07/2013 (causa Maritza East).

LA RICERCA DEL LAVORO

– La frustrazione nella ricerca del lavoro.

Conosco bene quanto sia frustrante la ricerca del lavoro attraverso la consultazione degli annunci di lavoro.

So cosa si prova a presentare il proprio curriculum vitae e  poi non essere chiamati a colloquio, oppure arrivare all’intervista di lavoro e sperimentare un insuccesso.

La crisi economica non aiuta di  certo, ma le difficoltà che incontri potrebbero dipendere  anche da una tua strategia di ricerca del lavoro non appropriata.

-Perché hai bisogno di una strategia.

Puoi avere un ottimo curriculum, ma non è detto che tu conosca le modalità più proficue per farti conoscere dalle imprese che cercano dipendenti e collaboratori.

Io stesso che sono consulente del lavoro e aiuto le aziende nella gestione del proprio personale non ho le competenze per aiutarti a risolvere il  tuo problema.

– La svolta.

Però ho trovato un metodo efficace per la ricerca del lavoro, studiato e testato da professionisti competenti  che fa certamente al tuo caso.

Quello che ti propongo è un percorso che ti aiuta ad affrontare finalmente la ricerca del lavoro con ottime possibilità di successo. Per scoprire di cosa si tratta clicca su questo link.

Sssss! Ho una storia da raccontarti.

C’era una volta …

Non puoi sempre lavorare, prenditi una pausa appena puoi perché ho una storia da raccontarti. … Ti sei liberato dai tuoi impegni? Ti rubo soltanto pochi minuti.

Uno dei segreti per essere efficiente nel lavoro è prenderti delle pause quando sei affaticato. Vedrai, dopo un breve riposo  sarà tutto più facile. Perciò … mettiti comodo. Rilassati … e ascolta! Poi avrai tutto il tempo che vuoi per produrre. Prendi questa pausa come una sorta di ricarica.

Ci sei? Bene, allora ascolta e … fammi sapere nei commenti se hai gradito la pausa in mia compagnia. A presto!

E perché no?! Un pò di musica non  fa mai male.

RICONOSCERE E GESTIRE LA CRISI

La crisi

 

Oggi voglio parlare di un argomento scomodo: riconoscere e gestire la crisi.

Ho dedicato diversi articoli sull’importanza di progettare in modo oculato il proprio ingresso nel mondo del lavoro.  Se ne hai voglia puoi leggere Come trovare la propria strada , oppure  Migranti nella tempesta, o ancora Il desiderio e il sacrificio

Tuttti questi post affrontano il tema della necessità di costruire il proprio percorso di carriera basandosi sulle proprie passioni. Ma queste ultime  potrebbero cambiare nel tempo,  oppure può verificarsi più semplicemente che ad un certo punto ci accorgiamo di avere sbagliato strada. In questi casi capita di trovarsi di fronte al problema di dover riconoscere e gestirte la crisi.

– Primo step: riconoscere la crisi.

Non è sempre facile riconoscere una crisi personale, o per lo meno può non essere così automatico rendersene conto.  A volte la crisi si manifesta con un leggero senso di inadeguatezza rispetto al luogo in cui siamo, o rispetto alle mansioni che svolgiamo. E non è detto che si tratti di una vera e propria crisi.  Magari il malessere che avvertiamo è dovuto soltanto a un pò di stanchezza.

Quando le sensazioni di disagio si ripetono con una certa frequenza potremmo essere portati a non dare loro troppa importanza. Dobbiamo gestire quotidianamente mille problemi di ordine pratico ed è  naturale non avvertire il bisogno di crearcene altri. Perciò la cosa che ci viene più facile è quella di sottovalutarle e derubricarle a questioni passeggere, che si risolvono da sole. Ma se questi sintomi di malessere persistono allora dobbiamo metterci in ascolto e cercare di capirne i motivi.

Si tratta in genere di un’operazione molto dolorosa. Qualora indagando a fondo le nostre sensazioni arrivassimo ad intuire che il malessere derivi proprio dal tipo di lavoro che abbiamo scelto, ciò ci metterebbe di fronte ad un problema cruciale per la nostra vita. Non è come accorgerci di avere sbagliato strada mentre siamo al volante. Una crisi come quella che stiamo descrivendo incide su un pilastro fondamentale della nostra esistenza, e mette a soqquadro l’immagine che abbiamo di noi stessi e il ruolo che gestiamo nei confronti dei nostri familiari e della società più in generale.

– Secondo step: affrontare la crisi.

La prima cosa che in genere avviene in questi casi è avvertire paura. Se non affrontiamo la questione con superficialità capiamo subito che ci troviamo di fronte a un serio pericolo. L’autonomia economica è uno dei pilastri con cui gestiamo la nostra esistenza, e metterne in discussione dalle fondamenta il modo in cui l’abbiamo costruita rischia di provocare conseguenze importanti a noi stessi e ai nostri familiari.

Avvertire quindi questa responsabilità fa si che il nostro disagio aumenti. Per questo occorre analizzare a fondo le nostre sensazioni. E a nulla vale la cosiddetta politica dello struzzo, quella cioè di fare finta di niente. Il vero problema è che se la nostra situazione lavorativa è diventata esageratamente stressante, inautentica rispetto a ciò che sentiamo di essere, al punto di sentirla come insopportabile, allora dobbiamo prenderne atto. Perché continuare a rimanere nella stessa situazione potrebbe avere conseguenze serie per la nostra stessa salute mentale e fisica.

– Terzo step: cercare una via di uscita dalla crisi.

Giunti a questo grado di consapevolezza dobbiamo fare appello a due forze fondamentali: la calma e il coraggio. La prima riguarda piuttosto la capacità di riflettere sulla situazione dosando con equilibrio le spinte emotive che ci arrivano dal di dentro,  che rimettono alla nostra osservazione razionale sia la  voglia di cambiamento che le possibili conseguenze (positive e/o negative) del cambiamento che stiamo ipotizzando.

Più saremo arrivati alla consapevolezza dell’ineluttabilità del mutamento della nostra situazione attuale, più riusciremo ad attingere alla possibilità di mantenere uno sguardo lucido e sereno rispetto alle complesse opzioni che staremo vagliando.

A questo punto ci sarà bisogno di fare un’approfondita ricognizione delle nostre abilità lavorative, delle nostre qualità come persona più in generale, delle nostre più profonde aspirazioni, per progettare una nostra nuova dimensione di vita che tenda ad un maggiore benessere senza perdere di vista la sua sostenibilità economica.

Per farlo abbiamo bisogno ovviamente di coraggio, perché stiamo per perdere una situazione sicuramente disfunzionale per noi ma che in qualche modo ci dava sicurezza economica. E l’unico modo per attivare questa forza fondamentale, quale è appunto il coraggio, è assumersi responsabilmente e serenamente il rischio dell’operazione che stiamo  per mettere in campo. Ma non sarà così difficile perché se è verso che ci stiamo muovendo verso l’ignoto, è altrettanto vero che il noto che stiamo per lasciare è la causa del nostro malessere.

A conclusione di questa riflessione voglio mostrarvi un video che mi sembra molto pertinente rispetto all’argomento trattato. Buona visione.

OPZIONI PER IL PROSSIMO FUTURO

Lo sviluppo velocissimo di questi anni nel campo della scienza e della tecnologia ci pone di fronte a diverse possibili opzioni  per il prossimo futuro.

– Diamo un’occhiata allo scenario socio-politico di fondo. 

Attualmente, nel nostro Paese, assistiamo alla crescita di un atteggiamento generalizzato che propende verso il bisogno di sicurezza. Molti fattori influenzano un generale sentimento di paura che rimanda immediatamente all’esigenza di affidarsi a uomini “forti” e decisi.

Uno di questi fattori è l’immigrazione dai paesi in guerra e/o più poveri verso l’occidente. L’altro è la crisi economica che minaccia da vicino la stabilità finanziaria dei singoli e delle famiglie.
Purtroppo il focus dell’attenzione generale viene fissato sull’illusione di un arginamento dell’immigrazione, avvertita come portatrice di minaccia e competizione al ribasso.
Mentre da parte delle elites dominanti sembra mancare del tutto la capacità di mettere in campo politiche industriali capaci di lavorare sulle strozzature strutturali dell’economia.

  • Il ruolo della scienza e della tecnologia nella costruzione del futuro.

In questo nostro mondo che sempre più si struttura in recinti che determinano la divisione tra inclusi ed esclusi,  si assiste contemporaneamente ad una concentrazione di  strumenti tecnologici ed informativi strategici che potrebbe preludere anche ad un grave accentramento del potere politico nel prossimo futuro.

In altri termini, a seconda delle scelte che saremo in grado di effettuare collettivamente riguardo al controllo delle nuove tecnologie di intelligenza artificiale, potremo avere conseguenze sociali e politiche diverse.  Lo sviluppo del prossimo futuro potrà connotarsi in un esercizio del potere politico pseudodittatoriale, o invece distinguersi per evidenti tratti di distribuzione del potere in senso democratico.

– Immagini dal futuro possibile.

Uno sguardo al futuro verso una possibile deriva securitaria e dittatoriale  ce la da il video musicale qui allegato dal titolo “Holdin on” magistralmente interpretato dalla voce di  Gregory Porter.

– Intelligenza artificiale e Blockchain.

Per spiegare meglio le implicazioni sul prossimo futuro da parte dell’intelligenza artificiale e della Blockchain mi affido alla competenza scientifica di  Giuseppe Bertone. Lo puoi seguire nel video accluso qui sotto che lo ritrae durante una conferenza tenuta a Trento nel novembre 2017 per conto del programma TED.

-Controllo dell’itelligenza artificiale e potere politico.

Nel video precedente Giuseppe Bertone ha nominato Elon Musk, l’imprenditore visionario che ha creato razzi riutilizzabili in grado di effettuare viaggi fuori del pianeta terra. Egli è anche il proprietario di Tesla, l’industria automobilistica caratterizzata da una tecnologia basata su energia pulita e intelligenza artificiale capace di sostituire il conducente umano.

Nello stesso video abbiamo ascoltato  alcune sue riflessioni preoccupate riguardo alle possibili conseguenze dell’attuale concentrazione di controllo su AI (intelligenza artificiale). Allora mi sembra opportuno darti la possibilità di ascoltare direttamente il suo pensiero, in modo  da poter avere un quadro più esaustivo dell’argomento qui trattato.

Per chi non sa l’Inglese consiglio di attivare i sottotitoli tramite l’icona rettangolare presente a destra nella parte bassa del video per poi scegliere la traduzione simultanea dei sottotitoli in Italiano tramite la rotellina a destra.

Lascia un commento, se vuoi, o condividi questo contenuto sui social network cliccando su una o più delle icone che trovi in questo post. Grazie per la tua attenzione.

URGE UN VOTO DI VASTITA’

– Partiamo con una esortazione.

Motto valido soprattutto per i giovani: urge un voto di vastità.

Questa geniale invenzione linguistica non è mia, la  prendo a prestito da Alessandro Bergonzoni. In qualità di umile porgitore di senso vorrei veicolare questa intrigante espressione che in tre parole “voto di vastità” scardina il laccio emostatico che predispone le vostre vite  all’inniezione quotidiana del restringimento del punto di vista.

Voi che vi state avvicinando al mondo del lavoro venite disorientati da una società che mostra di gradire i soldatini ubbidienti, a cui viene chiesto di  accedere al posto di guardia portando a compimento l’esecuzione di ordini da  non discutere.

Ma al tempo stesso, anche se non lo ammette, quella stessa società necessita di innovazione, inventiva, creazioni originali per prosperare, pur avendo instillato in tutti i modi il virus del conformismo.

– Cosa intendo per voto di vastità.

Tutti sanno che il destino del soldato è morire, di violenza o d’inedia.  E’ per questo che a scoccorrere voi giovani arriva appunto il voto di vastità. Inteso come apertura mentale che travalica le artefatte barriere delle “razze”, delle nazionalità, dei pregiudizi. Che vi fa immedesimare nei panni dell’altro, avvicinare alle differenze di cultura, di lingua, di immaginario di cui appunto gli “altri”sono portatori.

– La falsa minaccia dell’invasione.

Siamo stati noi occidentali ad invadere militarmente l’Africa, l’America e l’Oriente, non viceversa. Eppure accade quotidianamente che il movimento migratorio attuale venga spacciato per invasione. Se vi fate convincere da questo clima securitario e diventate tutti poliziotti che chiedono il passaporto al prossimo, anzichè incuriosirvi ed apprendere le loro differenze, non sarete in grado di apportare novità. Non si tratta di farsi dominare dal portato culturale dell’altro, ma di farsi contaminare per rielaborarne il valore nelle chiavi che vi sono proprie.

L’isolamento non può che perpretare l’identico, mentre è la condivisione l’unica via che apporta novità e progresso. Ascoltare le sirene ossessive dell’autarchia oggi tanto in voga vi attirerà nella trappola asfittica dello scoglio circondato dal mare dell’ignoranza.

– Praticare il viaggio interculturale per allargare gli orizzonti.

Abbiate il coraggio e l’astuzia di Ulisse. Legatevi all’albero della nave per non cedere alla seduzione del canto che declama la purezza originaria che ha orrore della ricchezza di vedute, e continuate il viaggio di conoscenza per libererarvi dalla costrizione delle maschere identitarie.

Nutritevi di ampie aperture internazionali, siate ispiratori di meraviglie come i frequentatori della via della seta di un tempo. Perchè in questo mondo globale così interconnesso le chiavi di volta sono: velocità, novità, invenzione, varietà, bellezza.

– Pericolosità dei recinti.

Vi vogliono poliglotti ma allo stesso tempo restii all’incontro potenzialmente portatore di minacce e pericoli (con chi poi dovreste parlare queste lingue non si capisce). Senza pensare che è proprio la propaganda di chi propugna il recinto escludente il pericolo maggiore. Le pecore si rinchiudono nei recinti per sfruttarne la lana o macellarle a Pasqua, non gli esseri umani.

D’altronde, quale brand non vorrebbe nelle proprie fila un giovane appassionato del mondo, portatore di nuovi orizzonti, curiosità e ricette meticce capaci di soddisfare le diverse esigenze di milioni di utenti sparsi in tutto il globo?

Perciò in verità, in verità vi dico: crescete e contaminatevi. Siate voi i portatori del cambiamento. Vi lascio con un video esortativo come tutto il tenore di questo post. Buona visione.

 

QUANDO HO SPENTO IL TELEVISORE

Quando ho spento il televisore, per sempre, sono successe un sacco di cose. … Intanto quel quadrato di plastica e vetro appeso al muro è diventato un vecchio oggetto  da archeologia industriale. Inutile, con la sua  solitudine da specchio delle mie brame che non avrebbe più risposto alle mie  domande. … Ci sarà il sole domani? … O magari verrà il temporale a movimentare il giorno con il vento e il fulmine all’orizzonte che fa tremare i vetri delle finestre quando il boato ruba la scena al suo bagliore?

Primi benefici.

Ho ritrovato confidenza col mio corpo, acciaccato dall’età che avanza, ma ancora capace di dire la sua. E le mie mani, che vanno avanti sui tasti del computer, mentre la musica delicata di un pianoforte  invade la stanza dalle casse del pc. … Niente più invasioni di stupidi conduttori, venditori di amenità a buon mercato. Niente telegiornali con le cattive notizie sempre pronte a torturarti, a riempirti di pensieri negativi.

Altri benefici.

Quando ho spento il televisore, per sempre, ho goduto del silenzio più assoluto mentre consumavo le mie cene frugali, le sere al ritorno dal lavoro.  A tenermi  compagnia l’abbaiare del cane del vicino, quelle volte che  gli andava di giocare a difendere il territorio, o il ticchettio della pioggia quando le nuvole decidevano di liberarsi del loro fardello grigio scuro. E poi sono arrivate le scorribande su  internet in cerca di musiche adatte a me o film su youtube, per distrarmi un pò.

A volte si fanno incontri strani su youtube. Ricordo quella sera  che vidi un film giapponese sul mio smartphone, sdraiato sul mio letto, prima di dormire. Un insegnante di Tokyo in gita si addormenta nel deserto e perde il treno con cui fare ritorno a casa. Un vecchio del vicino villaggio lo attira in un tranello. Gli offre un alloggio dove passare la notte e l’uomo si trova catapultato in una situazione assurda.

Finisce imprigionato, insieme a una donna, in una casa costruita in mezzo a dune altissime da cui sembra impossibile fuggire.  In più è costretto a spalare sabbia ogni  giorno per impedire di esserne sommerso. La cosa più angosciante è che quando riesce a trovare finalmente il modo di scappare eludendo la sorveglianza dei suoi carcerieri, avendo smarrito ormai ogni collegamento col la sua famiglia, il suo lavoro, il mondo esterno, decide di ritornare nella fossa tra le dune a spalare sabbia fino all’ultimo dei suoi giorni.

Quando l’ho raccontato ai miei colleghi durante la pausa pranzo devono avermi preso per matto. Soprattutto perché il film era in lingua originale e io ero stato capace di vederlo fino alla fine. Per loro era una follia.

Ultimo beneficio.

Un’altra  cosa che è successa quando ho spento  il televisore, per sempre, oltre a praticare l’hobby della pittura come ho già detto nel post precedente intitolato DIVENTA CHI VERAMENTE SEI , è che ho cominciato a scrivere. Lo facevo anche prima, ma ho intensificato il tempo  dedicato alla stesura di racconti. Qui di seguito  metto a vostra disposizione il mio ultimo audio racconto. Se vi piace fatemelo sapere con un commento, oppure condividete questo post su un social network utilizzando una delle apposite icone che trovate qui di fianco o all’inizio del post. Vi ringrazio per la vostra attenzione.